oppi-and-ldquo-nuova-rete-ospedaliera-and-egrave-una-porcata-and-rdquo

"Se la riorganizzazione della rete ospedaliera fosse confermata così com'è, per quanto mi riguarda, non esiterei a definirla una porcata", lo scrive su Facebook Giorgio Oppi, consigliere di Alleanza popolare sarda.
"Apprendo dalla stampa che la Giunta avrebbe esitato un provvedimento di riordino della rete ospedaliera sarda la cui importanza è tale che lascia perplessi il fatto che non ci sia stato, in fase di preparazione, un adeguato coinvolgimento né del Consiglio regionale né delle parti sociali né degli amministratori locali interessati – sostiene l'esponente dell'opposizione -. Non meraviglia, infatti, che il succitato provvedimento non stia trovando l'approvazione né negli addetti ai lavori né tanto meno nella classe politica e, in particolare, nella stessa maggioranza. Non è la prima volta che si fanno brutte figure in materia di sanità e mi limito a ricordare che, non più tardi di ieri – attacca – ma io lo avevo già annunciato nella mia mozione oltre un mese fa, il ministro Giannini ha sbugiardato la Regione sul mancato finanziamento dei contratti degli specializzandi in medicina". 

I dubbi del Pd. "L'impostazione che pare incidere fortemente sulle aree periferiche per concentrare risorse e servizi su poche individuate realtà, polarizzando ancora di più il sistema" non convince il presidente della Commissione Bilancio del Consiglio regionale, Franco Sabatini (Pd), che però definisce "storica" la riorganizzazione della rete ospedaliera.
Pur apprezzando il metodo utilizzato dalla Giunta "di non mettere la comunità regionale di fronte a una proposta chiusa ma di approvare il programma identificando un percorso di partecipazione", l'esponente della maggioranza di centrosinistra avanza perplessità sull'impostazione del provvedimento per la concentrazione dei servizi e risorse nei presidi. "Significa accentuare il pendolarismo sanitario, che si può giustificare solo per poche, individuate, strutture di eccellenza, mentre invece occorre garantire i servizi di base per tutti i cittadini, delle grandi aree urbane quanto delle periferie rurali – sostiene -. Questo era a fondamento della legge di riforma del sistema sanitario approvata a luglio 2014 che inquadrava la riorganizzazione in un progetto di riforma che aveva come presupposto quello di garantire il miglioramento della qualità e dell'adeguatezza dei servizi sanitari e socio-sanitari in ogni territorio, attraverso il rafforzamento di quelli esistenti, l'efficientamento delle strutture organizzative".