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Incubo emigrazione a 40/50 anni. Quando ci sono una famiglia da mandare avanti e magari due genitori ultra ottantenni da accudire. È il problema degli insegnanti sardi, circa quattromila, che devono presentare in questi giorni la domanda per rispondere al piano di assunzione della "Buona Scuola". Per molti di loro partire sarà impossibile: economicamente e affettivamente. Sono queste le ragioni che ha spinto un gruppo di docenti ad organizzare per lunedì prossimo un sit-in a Cagliari: tutti davanti al Consiglio regionale dalle 10 alle 12 con figli, genitori e valigia in mano.

"Saranno proprio i bambini e i loro nonni – si legge in un comunicato – le prime vittime del trasferimento forzato di maestri e professori". Valgono tutte le province, da Pordenone a Enna. Chi non accetta la destinazione è fuori. "Una 'deportazione' – spiegano gli insegnanti – affettivamente difficile. Ed economicamente quasi impossibile. Il magro stipendio da insegnante basterebbe giusto a sostenere le spese essenziali per un lavoro lontano da casa: alloggio, acqua, energia elettrica, trasferimenti. E magari anche viaggi (aereo o traghetto, giova ricordarlo, non hanno gli stessi costi di un treno o di un pullman) per rivedere mariti, mogli, figli o genitori. Il rammarico più grande? La richiesta di emigrazione forzata dall'isola arriva non da un privato ma dallo Stato". Un appello anche alla Regione. "Prenda posizione e chieda al Governo un trattamento adeguato alle difficoltà che gli insegnanti dovranno sostenere per il trasferimento".