"In troppe occasioni le primarie si sono rivelate uno strumento di consultazione popolare estremamente manipolabile e non in grado di esprimere il miglior candidato tra quelli in gara". Meglio quindi "accordi" tra forze politiche. Lo ha scritto in un comunicato ufficiale il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi qualche giorno fa. E si riferiva proprio alle elezioni amministrative del 2016. In ballo città importanti come Milano, Torino, Palermo, Napoli e, qui in Sardegna, su tutte Cagliari, dove e Fi ha dominato ininterrottamente per quasi un ventennio.
E l’exploit del Cavaliere suona come un brusco richiamo all’ordine per i forzisti isolani. Perché si tratta proprio dell’esatto contrario rispetto a quanto il coordinatore regionale Cappellacci aveva annunciato. E cioè l’avvio di una mobilitazione politica del partito nel capoluogo sardo che avrebbe dovuto concludersi proprio con le primarie, per la scelta dello sfidante di Zedda nel giugno prossimo.
Appena un mese fa l’ex presidente della Regione oggi coordinatore sardo forzista, in conferenza stampa convocata all’hotel Regina Margherita, assieme all’europarlamentare Fi Cicu, al senatore (ed ex sindaco di Cagliari) Floris e al capogruppo nel consiglio comunale cagliaritano Farris, annunciava le “primarie delle idee” per settembre e quelle vere e proprie “a gennaio”, per l’assalto a palazzo Bacaredda. Anche per rivitalizzare, coinvolgendolo in modo significativo, gli ex elettori cagliaritani di Forza Italia, una volta numerosi, ma ormai sempre più sfiduciati e orientati verso l’astensionismo o Grillo. Ma ora che Berlusconi ha detto il contrario che si fa? Le primarie si terranno ancora? Oppure ci sarà la retromarcia dopo l’ordine di Arcore e il candidato salterà fuori coi vecchi metodi?
Cappellacci spiega che ora “la priorità è la coalizione, perché senza una coalizione coesa non si governa, come dimostra quanto sta avvenendo a pochi chilometri da Cagliari, e difficilmente si vincono le elezioni. Il centro-destra ha già guidato la città in precedenza e ha dimostrato con i fatti non solo di avere idee e progetti, ma soprattutto una visione comune della città. Sul metodo ci confronteremo sia con il presidente Berlusconi che con i nostri interlocutori. La presa di posizione del presidente Berlusconi più che contro le primarie è contro la versione caricaturale delle stesse, già vista anche in Sardegna con risultati disastrosi. Noi”, aggiunge, “abbiamo proposto un percorso di avvicinamento alle elezioni, che partisse dalle idee, dalla condivisione delle stesse – non a caso, chiamato “primarie delle idee”-, per poi arrivare ad una sintesi di programmi e di nomi. Il centro-destra ha già pagato un caro prezzo ai personalismi e, fatto ben più grave, lo hanno pagato le comunità finite nelle mani di amministratori di centro-sinistra. Per questo”, conclude, “il risultato e il fine ci interessano più del metodo: restituire una guida autorevole, competente e animata da sani valori alla capitale della Sardegna. Il “cantiere” è aperto e il confronto prosegue sia al nostro interno che con l’intera comunità”.
Insomma. Via al dialogo con Berlusconi nella speranza di convincere l’ex premier della bontà della scelta per il capoluogo sardo. Anche in un’ottica di potenziamento della coalizione.
“Gli organismi locali si sono espressi in favore delle primarie, perché sono lo strumento non tanto per individuare il miglior candidato e il miglior programma, ma quello per determinare il perimetro della coalizione”, spiega Giuseppe Farris, capogruppo Fi in consiglio comunale, “Berlusconi dice che non sono nel Dna di Fi, e del resto sappiamo tutti da tempo come la pensa. Ma”, sottolinea, “c’è un deliberato del 2014 del Consiglio nazionale del partito mai revocato che le individua come strumento possibile e non le esclude dall’orizzonte politico di Forza Italia. In alcuni contesti, e tra questi, secondo me, c’è Cagliari, diventano l’extrema ratio, proprio perché servono per determinare la coalizione. Ecco”, aggiunge, “gli organismi del partito dovrebbero illustrare al consiglio nazionale le peculiarità di Cagliari. Ma se la coalizione si forma in modo spontaneo e si raggruppa in modo spontaneo verso un unico candidato sindaco e un programma, allora”, conclude, “è chiaro che le primarie potrebbero non servire più”.
Per nulla sorpreso Piergiorgio Massidda, ex senatore forzista (che si dichiara lontano da centrodestra e centrosinistra e secondo i rumors prepara la candidatura alla guida di una lista civica), “io mi candidai alle provinciali nel 2010 perché Berlusconi mi promise la candidatura, ma alla fine fui estromesso da un colpo di mano in Sardegna e a Roma che portò all’indicazione di un nome imposto dall’alto. E il Cavaliere, che si scusò con me, già da allora sapeva che le primarie erano manipolabili, almeno”, conclude, “finché non vengono messe per legge. Oggi come oggi”, conclude, “le primarie sono geneticamente modificate e non sono più capaci di rappresentare l’opinione della gente”.
Giandomenico Sabiu e il raggruppamento #CA.mbia vanno avanti e insistono perché nel centrodestra Cagliaritano si svolgano le competizioni primarie per l'individuazione del candidato unico. “Confermo personalmente”, spiega Sabiu, “ogni mio sforzo e quello degli amici che la pensano come me per il raggiungimento di questo traguardo che ritengo allo stato il migliore possibile, il più democratico e partecipativo per gli elettori. Anzi posso allo stato confermare che il raggruppamento a cui appartengo, le organizzerà, assieme a tutte le forze politiche che riterranno tale mezzo come espressione di libertà e unità”.
Senza primarie la nomina del candidato per Cagliari appare in salita. Il consigliere regionale Alessandra Zedda ambisce alla ben più ghiotta poltrona di viale Trento. Massidda e Farris, il primo per la capacità di catturare voti fuori dal centrodestra, il secondo forte dell’appoggio concreto di quasi tutto il centrodestra in consiglio comunale, sarebbero i candidati naturali. Ma il nodo delle provinciali del 2010 (Massidda a capo di una civica azzoppò Farris candidato ufficiale) non è stato mai risolto. E, al momento, la scelta dell’uno causerebbe il risentimento dell’altro e i due vengono così bollati “divisivi” all’interno del partito. Non solo. Nessuno dei due appare al momento in grado di convincere Riformatori e moderati ad entrare in coalizione. Compito che invece potrebbe riuscire facile facile al senatore Emilio Floris, che in città gode ancora di appoggi fortissimi. L’ex sindaco ha sempre escluso la candidatura, ma davanti ad una richiesta della coalizione potrebbe ripensarci. Un’altra ipotesi è quella della candidatura d’ufficio del coordinatore regionale Cappellacci. E circola anche quella suggestiva di Alberto Bertolotti. Il giovane imprenditore, protagonista e fresco vincitore della battaglia contro l’eterno Deidda nella Confcommercio cagliaritana, avrebbe detto no alla candidatura, ma una telefonata in prima persona del Cavaliere potrebbe convincerlo. Ma l’obiettivo di Fi adesso è proprio convincere Berlusconi sulla necessità delle primarie. Sempre che l’ex Cavaliere non abbia in programma di archiviare Forza Italia, lanciare un nuovo soggetto politico di centrodestra e rimescolare tutte le carte in vista delle prossime amministrative.







