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"Mancano sei giorni alla scadenza dei termini perché la Giunta regionale impugni la legge di riforma davanti alla Corte Costituzionale. Se non si impugna la legge la Regione rinuncerà per sempre alle sue prerogative costituzionali e statutarie in materia di pubblica istruzione".
Lo sostiene il deputato di Unidos, Mauro Pili, in merito alla riforma della scuola del governo Renzi.
"Fermate la pseudo riforma che sta devastando la scuola sarda e sta umiliando centinaia di docenti sardi costretti ad una vera e propria deportazione senza precedenti – attacca Pili – E' un punto di non ritorno pericolosissimo per la Scuola Sarda. Lo Statuto speciale della Sardegna non è di destra, non è di sinistra e seppur limitato e inattuato, dell'intero popolo sardo. Nessuno ne può disporre a proprio uso e consumo. Saranno sei giorni di mobilitazione – prosegue il parlamentare – e se la Giunta regionale non impugnerà la legge sarà compiuto un atto di servilismo senza precedenti che umilierà la Sardegna tutta. Per questo motivo il Coordinamento per la Difesa della Scuola Sarda attende nelle prossime ore la convocazione dell'incontro con il presidente del Consiglio Regionale perchè sia la massima assise a imporre l'impugnativa della legge. In ballo c'è il futuro della scuola sarda". 

"C'è un solo modo per difendere i diritti dei docenti sardi precari e di quelli che stanno preparando le valigie e Forza Italia l'ha indicata in una mozione presentata in Consiglio: impugnare la legge sulla cosiddetta buona scuola". La sollecitazione arriva da Pietro Pittalis, capogruppo di Fi.
"Il presidente della Regione – attacca – sempre in fuga dai problemi e nascosto dietro i suoi assessori dica chiaramente se intende procedere in questa direzione prima che scadano i termini. I proclami, i comunicati stampa, gli incontri inconcludenti e le letterine della Giunta non sono serviti a niente. Loro – sottolinea Pittalis – si sono proposti come i supremi difensori della pubblica istruzione ma in un anno e mezzo hanno collezionato solo fallimenti: hanno subito il dimensionamento scolastico voluto da Roma, chiudendo le scuole in molti piccoli comuni, hanno appiedato gli alunni perché si sono dimenticati degli autobus e anche sull'edilizia scolastica stanno scaricando sui sindaci i loro ritardi. Insomma – conclude l'esponente dell'opposizione – stanno precarizzando la scuola in tutte le sue componenti. Noi porremo con forza la questione in Consiglio affinché si rimedi ad un anno e mezzo di annunci seguiti dal nulla e alla condotta inspiegabile di un presidente assente e distratto".