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Una manifestazione contro la riforma sanitaria della Regione che prevede la riorganizzazione della rete ospedaliera, anche nel Sulcis, si è svolta questa mattina ad Iglesias. Un migliaio di persone sono scese in piazza, con striscioni e bandiere, per dire no alla chiusura di alcuni presidi ospedalieri del Sulcis.

"Non si può continuare con i tagli dei servizi sanitari in un territorio già in forte crisi", ha detto il capogruppo regionale di Area Popolare, Gianluigi Rubiu. Un lungo corteo, che ha attraversato la città, dal Parco delle Rimembranze sino al Cto in via Cattaneo. "Una struttura che è diventata il simbolo di questa battaglia, visto che in questo complesso – aggiunge Rubiu – sono stati sottratti diversi posti letto".

Il Comitato per la Salute del Sulcis Iglesiente, che ha organizzato la manifestazione di protesta, ha coniato lo slogan "Spetta anche a te difendere la sanità iglesiente". E l'adesione è stata compatta. "Un segnale di unità del territorio – osserva Rubiu – di fronte ad un piano scellerato che prevede la riorganizzazione della rete ospedaliera sarda, con i servizi del Sulcis Iglesiente che rischiano di essere cancellati. Sollecitiamo la revoca della riforma e un cambio radicale del disegno, che possa restituire il giusto valore al Sirai di Carbonia e al Cto di Iglesias, senza che ci siano l'impoverimento progressivo dei reparti e lo smantellamento dei posti letto nelle diverse strutture. Occorre salvaguardare i poli sanitari all'avanguardia nel Sulcis, favorendo le professionalità e le qualità presenti nelle diverse unità ospedaliere".

Riformatori
"Siamo stati tra i pochi a non contestare apertamente la Giunta dopo il varo della Rete ospedaliera nelle scorse settimane, dicendo anzi che apprezzavamo lo sforzo di regolazione del sistema e di ottimizzazione nell'uso delle risorse. Adesso che abbiamo visto il provvedimento, e lo stiamo ancora esaminando visto che definirlo fluviale è un eufemismo, dobbiamo dire che ne siamo abbastanza delusi. Va ben aldilà di una semplice redistribuzione di posti letto, come una rete ospedaliera dovrebbe essere, ma investe aree che sarebbero di pertinenza di un Piano sanitario regionale. Questo fa una grande differenza perché il primo va semplicemente in Commissione, il secondo deve essere adottato dal Consiglio", lo ha detto il coordinatore del Centro Studi dei Riformatori, Franco Meloni.

"Detto questo – ha proseguito – bisogna dire che il provvedimento appare improntato a caratteri di assoluta arbitrarietà mentre si cerca di far sembrare tutto matematico o almeno legato a standards più o meno condivisi. Non è così, le scelte politiche ci sono, legittime ma politiche: traspare qua e la che si vuole accontentare qualcuno o qualche territorio mentre altri sono trattati a pesci in faccia, vedi San Gavino in un caso e Iglesias o Alghero nel secondo. Molte altre scelte appaiono arbitrarie o non giustificate: perché – per fare un esempio – Nuoro diventa 1/o livello "rinforzato" e Oristano no? Eppure la vicinanza di Olbia, che avrà pure il Mater Olbia con le superspecialità, e gli ambiti di popolazione farebbero pensare al contrario: non abbiamo nulla contro Nuoro ma ci piacerebbe, sempre per esempio, che anche Oristano fosse trattata come merita ma qui pare che la presenza in Giunta di autorevoli esponenti di Nuoro o direttamente o per interposta persona, abbiano fatto pendere la bilancia da una parte, e questo non è né giusto né accettabile. Ma nel complesso il provvedimento appare modesto". "Difficile che da questa cosa confusa – ha concluso – vengano fuori le centinaia di milioni di risparmi che, secondo la maggioranza di centro sinistra, si sarebbero facilmente recuperati una volta fatti fuori i direttori nominati dal centrodestra. E infatti il primo provvedimento incisivo è il blocco delle assunzioni, altro che razionalizzazione, meglio chiamarli con il loro nome, tagli".