L'imprudenza per aver consentito alle figlie di tuffarsi dal Thor, lo yacht di 15 metri col quale avevano fatto un'escursione nelle acque davanti a Santa Margherita di Pula. Sarebbe questa la ragione dell'iscrizione nel registro degli indagati di Andrea Trudu, il padre della piccola Letizia, 11 anni, finita tra le eliche dell'imbarcazione e rimasta uccisa a causa delle gravi ferite riportate.
Il pm di Cagliari, Alessandro Pili, contesta all'uomo l'ipotesi di "cooperazione in omicidio colposo", una fattispecie di reato che si verifica quando un delitto colposo matura con la collaborazione di più persone. Oltre ai consulenti nominati dalla Procura per chiarire l'esatta dinamica della tragedia, gli investigatori alle dirette dipendenze del magistrato stanno anche cercando di capire se qualcuna delle persone che si trovavano sullo yacht e che poi si sono tuffate, abbia dato il via libera a muoversi al comandante, l'ex campione di surf Maurizio Loi da subito indagato per omicidio colposo e difeso dall'avvocato Leonardo Filippi.
Il coinvolgimento di Andrea Trudu – che ha nominato come difensore di fiducia Massimiliano Carboni – è invece recentissimo, frutto degli accertamenti effettuati dai carabinieri e dagli uomini della Capitaneria di porto che stanno lavorando da luglio per fare piena luce sull'incidente. Trudu viaggiava sul Thor assieme alle due figlie di 8 e 11 anni: ad un certo punto l'uomo e le bimbe si sono tuffati in acqua e, non si sa ancora per quale ragione, le potenti eliche dell'imbarcazione si sono messe in moto risucchiando Letizia. Soccorsa dal padre e dallo stesso Loi, la piccola era stata portata a riva, ma i medici del 118 non avevano potuto fare nulla per salvarle la vita.







