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Anche il Consiglio regionale della Sardegna ha deliberato la richiesta di referendum abrogativo delle norme nazionali che regolano le autorizzazioni e gli espropri a scopo di prospezione per la ricerca ed estrazione di idrocarburi nel sottosuolo.
Due le mozioni approvate dall'assemblea sarda: quella che riguarda l'articolo 38 dello 'Sblocca Italia' è passata con 53 voti favorevoli e uno contrario, quello dell'esponente del Pd Gavino Manca del Pd; la seconda mozione, invece, riferita all'articolo 35 del decreto Sviluppo, è stata varata all'unanimità.
Sarà il presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau a presentare ufficialmente la richiesta di referendum agli organi preposti. 

"Il voto di oggi del consiglio regionale della Sardegna sulla proposta di un referendum abrogativo anti-trivelle, che si va ad aggiungere a quello già espresso dalla Basilicata, dalle Marche, dalla Puglia e dal Molise raggiungendo così il numero necessario per legge, è un'ottima notizia e un segnale politico importante che va incontro alle esigenze dei cittadini e si scontra con la folle decisione del governo Renzi di trivellare i nostri mari e deturpare inutilmente l'ambiente". Lo afferma Sinistra Ecologia Libertà con Marco Furfaro della segreteria nazionale.
"Il governo ora metta in campo una moratoria e blocchi ogni autorizzazione, non chiuda gli occhi di fronte al fatto che sono anche e soprattutto le maggioranze di centrosinistra a chiedergli di fermarsi. Se non lo farà, saranno i cittadini italiani con il referendum a fermare la svendita dei nostri mari alle multinazionali del petrolio. Sel sarà al fianco dei cittadini nella battaglia istituzionale e referendaria", conclude. 

Tra gli interventi in Aula, Stefano Tunis (Fi), ha chiarito il suo voto favorevole. "Cosa ha bloccato spesso l'economia in Italia? Il fatto che qualunque buona iniziativa economica potesse essere presa in considerazione, veniva costantemente bloccata dal principio che va tutto bene, purché non sia nel giardino di casa mia. Non sono un appassionato del referendum come strumento – ha precisato – ma in questa circostanza è l'unico strumento che possiamo utilizzare purchè non sia data un'indicazione di merito ma solamente un'indicazione di metodo".
Unico voto contrario, in dissenso dal gruppo e dall'intera maggioranza, quello dell'esponente del Pd Gavino Manca. "Ritengo che il governo nazionale abbia ampiamente dimostrato nei fatti attenzione e rispetto per la Sardegna e le sue prerogative autonomistiche – ha spiegato motivando il suo no – A suo tempo, infatti, è stata introdotta la clausola di salvaguardia che unita alle disposizioni della legge regionale 20 del 1959 in materia di ricerca di idrocarburi, fa salve le competenze speciali della Regione in materia di valutazione di impatto ambientale".
"Pertanto trovo paradossale e per certi versi assurdo che la maggioranza di centrosinistra in Regione presti il fianco al cinico calcolo politico delle opposizioni che punta a rompere il clima di collaborazione e fiducia da tempo istauratosi tra la Giunta Pigliaru e il governo Renzi. Giudico inoltre strumentale – ha sottolineato ancora Manca – chiamare i cittadini sardi a pronunciarsi su un tema sul quale chi ha la responsabilità del governo deve dimostrare piena consapevolezza e piena responsabilità politica delle scelte e delle decisioni". 

"Forza Italia respinge l'idea centralistica che sul territorio debba decidere qualche burocrate romano. Devono essere i sardi a decidere sul proprio territorio e respingiamo l'idea di un'invasione di multinazionali decise con arbitrio dal Governo nazionale". Lo sostiene il capogruppo di Fi in Consiglio regionale, Pietro Pittalis, sottolineando l'adesione del suo gruppo all'iniziativa per proporre il referendum contro la legge Sblocca Italia e contro il decreto Sviluppo.
"Lo facciamo con un unico rammarico – aggiunge Pittalis – avremmo voluto che questa battaglia fosse guidata anzitutto dal presidente Pigliaru, che invece ancora una volta ha tenuto un atteggiamento sottomesso nei confronti del Governo, come già avvenuto per altre materie. Il Consiglio è così costretto ad un ruolo di supplenza per inerzia della Giunta e noi – conclude l'esponente di Fi – anche dai banchi dell'opposizione, non abbiamo fatto mancare il nostro voto".