l-and-rsquo-invenzione-giubbotto-salvavita-per-escursionisti

Un giubbotto salvavita di pronta diagnosi a distanza e primo intervento durante una escursione o in vacanza. Si chiama "Remote and Touristic Rescue". Permette di salvare la vita umana nei casi soprattutto di crisi cardio respiratorie. Può mostrarsi provvidenziale quando vi sia difficoltà nel trasporto del paziente verso un ospedale o un centro medico attrezzato. Ad esempio durante un'escursione in alta montagna, itinerari di trekking estremo in località isolate e impervie, un'immersione subacquea. Lo ha ideato un gruppo di ricercatori dei Dipartimenti di Scienze Mediche e Ingegneria Meccanica dell'Università di Cagliari.
Il piccolo robot indossato consente di guadagnare tempo e intervenire tempestivamente. Ideato dopo attente osservazioni sulle apparecchiature utilizzate dalla Nasa per monitorare lo stato di salute ed efficienza fisica degli astronauti in orbita nello spazio è stato pensato per la diagnostica e la tele-assistenza sanitaria in aree turistiche. Il dispositivo, attualmente un prototipo, sarà presentato venerdì mattina alle 10 al Caesar's Hotel a Cagliari nel corso di un Convegno organizzato da Sardinia meeting.
Tramite una piattaforma di telemedicina consente di inviare una gran quantità di dati relativi al funzionamento del cuore e dei polmoni ad un centro medico o ad un ospedale attrezzato.
Attraverso i sensori vengono monitorati una decina di parametri fisiologici vitali, tra cui battito cardiaco e respirazione, flusso sanguigno nel cuore e volume d'aria nei polmoni.
"Con quei dati il personale medico specializzato è in grado di eseguire una diagnosi e dare indicazioni preziose a distanza, ovvero istruzioni di primo soccorso mirate a chi sta assistendo in loco la persona in crisi acuta – spiega Alberto Concu, coordinatore di 2C Technologies, spin-off dell'Università di Cagliari – si auspica che il R&T rescue possa diventare un equipaggiamento standard e dove anche un bagnino, una guida turistica, un autista o comunque personale non medico addestrato all'uso, possa salvare una vita". Il gruppo di ricerca del progetto, finanziato dall'Ue è coordinato da Antonio Crisafulli, medico dello sport, e Andrea Manuello Bertetto, ingegnere aerospaziale, con la consulenza di Alberto Concu.