videocamera-nel-bagno-studentesse-risarcisce-con-150-euro-a-testa

Si è chiuso con un accordo risarcitorio e la pronuncia di non doversi procedere per ritiro della querela, il processo che vedeva imputato a Bologna per interferenze illecite nella vita privata Giulio Caria, muratore sardo condannato a 30 anni in primo grado per aver ucciso nel 2013 la compagna Silvia Caramazza e averne nascosto il corpo in un freezer.
Caria, difeso dall'avvocato Savino Lupo, era accusato di aver installato una videocamera nel bagno di due studentesse, a casa delle quali, sempre a Bologna, era andato a fare interventi per problemi idraulici. I fatti risalgono al 2011 e per l'accusa la telecamerina, nascosta in un barattolo e scoperta dalle ragazze che si rivolsero ai carabinieri, era collegata ad un telefono cellulare.
Le studentesse, persone offese, sono state risarcite con una cifra simbolica di 150 euro ciascuna. Caria, in carcere a Pesaro, era presente in udienza davanti al giudice Valentina Tecilla e ha accettato formalmente la remissione di querela.