La "variegata" maggioranza di centrosinistra, come la chiama il presidente della Regione Francesco Pigliaru, discute del primo passo della riforma costituzionale del Senato e le diverse posizioni politiche emergono anche all'interno della Giunta, dove il dibattito è animato dal confronto a distanza tra due assessori: il "sovranista" del Partito dei Sardi, Paolo Maninchedda (Lavori Pubblici), e il costituzionalista espresso dal Pd Gianmario Demuro (Riforme). Oggetto della diatriba il ruolo dell'autonomia della Sardegna alla luce della revisione della Costituzione. Cioè, sintetizza Maninchedda, "come avere tutti i poteri che ci servono per crescere ed essere liberi e più felici e come garantire il giusto potere a una piccola realtà come la nostra". E se Demuro difende la riforma, sostenendo che non penalizza l'Isola perché il riconoscimento di due senatori per Regione garantisce un'equa rappresentanza a tutti, Maninchedda, nel suo blog Sardegna e Libertà, si dice in disaccordo, anche se plaude all'avvio della discussione "su temi veri".
"Il Trentino, che a ogni Finanziaria guadagna poteri e compartecipazioni fiscali, con un milione di abitanti si è portato a casa quattro rappresentanti. In sostanza la loro specialità 'pesa' più della loro popolazione – sostiene l'assessore dei Lavori Pubblici – Invece la Sardegna si porta a casa i senatori che spettano a una qualunque Regione a statuto ordinario, questo è un dato incontrovertibile".
"Ancora in Sardegna si pensa da italiani, ci si guarda come sardi attraverso gli occhiali italiani – scrive il leader del PdS – A cosa servono queste discussioni? Servono, mi auguro, a comprendere che se questa legislatura ha un senso, esso risiede nella nascita del Partito della Nazione Sarda, cioè di un grande partito in cui siamo capaci di stare tutti, in modo disciplinato e ordinato, che dia potere politico reale alle deboli istituzioni regionali e inauguri una stagione competitiva con lo Stato italiano. Io, Gianmario – argomenta Maninchedda rivolgendosi direttamente al suo collega di Giunta Demuro – lavoro per vedere la bandiera della Repubblica di Sardegna sventolare a Bruxelles e all'Onu e voi lo sapete tutti. Poi sto disciplinatamente dentro una maggioranza che è autonomista piuttosto che indipendentista, ma noto che la slealtà di Stato italiana sta forgiando in molti assessori sentimenti indipendentisti più di quanto non facciano i miei ragionamenti".
Capelli (Cd): "Serve valutazione della Regione"
La discussione sulla riforma costituzionale deve passare attraverso una valutazione da parte della Regione e del Consiglio, così da permettere ai parlamentari sardi "di acquisire le eventuali indicazioni integrative e modificative ritenute rilevanti per lo sviluppo e la difesa dei diritti della comunità sarda". Lo chiede il deputato di Cd, Roberto Capelli, che rilancia: "abbiamo bisogno di un'azione regionale determinata ed efficace che non subisca ma detti i tempi al Governo nazionale, in un momento in cui anche l'Europa è con noi. Un'Europa che da tempo si è detta pronta a recepire temi come la fiscalità di vantaggio e l'insularità della Sardegna, una volta proposti, e quindi sostenuti, dai Governi nazionali. E' quindi Roma il primo indirizzo, non Bruxelles". Capelli non risparmia critiche al governo regionale accusato di far trasparire "un inefficace e insufficiente atteggiamento di attesa, attraverso flebili voci, che ci raccontano di errate valutazioni sulla vertenza entrate, ricorsi ritirati (o che non dovevano essere ritirati) e promesse non mantenute, giochi di guerra che continuano, isolamento geografico, infrastrutturale, sociale e, adesso, anche intellettuale e politico che si consolida".







