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In Sardegna ogni piccola impresa, con due lavoratori indipendenti e tre dipendenti a tempo indeterminato e un immobile di proprietà, paga 9.500 euro di imposte locali all'anno: dal 2011 sono cresciute del 76,8%, ma il livello di tassazione sardo è tra i più bassi d'Italia. lo rileva un'indagine effettuata dall'ufficio studi di Confartigianato. "Senza metano, con difficoltà nei trasporti, con poche strade malandate, con scarse opportunità di crescita ma con almeno 9.467 euro di tasse locali da pagare ogni anno solo per esistere. Questa è la condizione – ha sottolineato l'associazione – cui sono sottoposte le piccole imprese della Sardegna e, soprattutto, questo è il conto totale dato da Irap, addizionali comunali e regionali, Imu e Tasi, mentre ogni dipendente costa, in tasse, ben 1.893 euro". Differenze significative all'interno delle varie province: al primo posto Sassari con 9.768 euro a impresa, mentre all'ultimo Oristano, con 8.776. Nel mezzo Cagliari con 9.646 euro, Carbonia-Iglesias con 9.404, Olbia Tempio con 9.399, Medio Campidano con 9.373, Nuoro con 9.177 e Ogliastra con 8.857. "La nostra regione è al 19/o posto nella speciale classifica ovvero è la seconda regione italiana per 'attrattività fiscale', basata sui cinque tributi locali principali (due addizionali Irpef, Irap, Imu e Tasi). La notizia è positiva ma ci chiediamo se, a fronte di un livello basso di tributi, corrisponda un livello soddisfacente di servizi – si interroga la presidente di Confartigianato Imprese Sardegna, Maria Carmela Folchetti – la riposta è chiara: in Sardegna è difficile fare impresa, crearla, proteggerla dalla concorrenza sleale e dal lavoro nero. Ci aspettiamo che a fronte di questa analisi, parta un cammino di maggiore attenzione. Troppo spesso la politica appare preoccupata solamente dei bilanci pubblici e per nulla del peso che la tassazione ha su quelli delle imprese e delle famiglie".