Sono definitivamente tramontate le speranze della Torres di riottenere la Lega Pro. La società calcistica rossoblù era stata retrocessa lo scorso 29 agosto dalla sentenza d'appello della Corte federale nell'ambito del processo scaturito dall'inchiesta "Dirty soccer" della Procura di Catania, che aveva smantellato una ramificata organizzazione criminale dedita alle scommesse e alla conseguente alterazione dei risultati sportivi.
La Torres era finita nei guai a causa di alcune intercettazioni che inchiodavano il patron dei sassaresi, Domenico Capitani, l'ex direttore sportivo, Enzo Nucifora, e l'ex allenatore, Massimo Costantino. Si tratta di conversazioni telefoniche avute alla vigilia della gara di un anno fa di Coppa Italia contro il Pisa. A quella sentenza Capitani e i suoi legali si sono opposti strenuamente, fino a ricorrere al collegio di garanzia del Coni, che può essere considerata nel sistema della giustizia sportiva quello che la Cassazione rappresenta per la giustizia ordinaria. Ma nella tarda serata di ieri le speranze del popolo rossoblù sono naufragate a causa della decisione dell'organo di giustizia del Coni di respingere il ricorso della Torres.
Resta nell'ambiente societario e nella proprietà la convinzione di aver subito un torto gravissimo. Durissima la reazione delle diverse anime del tifo sassarese: Fondazione Torres e Associazione Memoria Storica Torresina hanno chiesto oggi pubblicamente a Domenico Capitani di cedere il testimone societario e all'attuale staff dirigenziale di rassegnare le dimissioni. "Non conta la categoria, ma è venuto meno il rapporto di fiducia", dicono le due principali aggregazioni della "galassia Torres".
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Torres, Coni dice no: niente ripescaggio, sassaresi restano in D







