Altra trasferta amara per la Dinamo Banco di Sardegna Sassari che torna da Tel Aviv con un carico di dubbi e qualche dolorosa certezza. Vincere in uno dei templi del basket, al cospetto di una squadra dal passato nobilissimo e dal presente carico di aspettative, non era né scontato né preteso da nessuno. Ma la terza serata storta di Eurolega su tre conferma i limiti di questa Dinamo. Il 79-63 finale per il Maccabi è figlio di una resa senza condizioni, dopo due quarti giocati alla pari, la squadra si è persa.
Il roster a disposizione di Meo Sacchetti è ancora in rodaggio, si può anche perdonare se la coralità lascia molto a desiderare. Ma in questi momenti le squadre forti, che non giocano l'Eurolega come se si sentissero di passaggio, possono contare sulle individualità. Perso David Logan, al quale Tel Aviv ha reso la serata impossibile e l'ha praticamente estromesso dal match, Sassari ha potuto contare solo su Eyenga e, per le prime due frazioni, su Varnado. Passi il primo passaggio a vuoto di Alexander, contro la sua ex squadra, ma Sassari è troppo corta se non può fare alcun affidamento su Marquez Haynes e Brent Petway. Per il primo, anch'egli nei panni dell'ex, è stata una serataccia al tiro e in regia, e non è la prima volta. Ma chi preoccupa davvero è l'ex Olympiacos. Ha iniziato la stagione con timidezza, vestendo i panni del gregario mentre Sassari gli chiedeva punti, spettacolo e personalità. Ora andrebbe bene anche un po' di lavoro sporco, perché da qualche partita ha smesso di essere utile in qualsiasi lato del campo. All'ambiente il compito di rigenerarlo, di integrare Haynes e di aiutare Varnado a giocare bene più di qualche minuto. Altrimenti l'Europa resta un altro pianeta.
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Eurolega, Dinamo si arrende al Maccabi







