L'allarme per le condizioni del sistema idrico e il rischio del razionamento dell'acqua? "E' un problema di storica cattiva gestione della risorsa idrica". È la denuncia del Gruppo d'intervento giuridico (Grig).
"Nel marzo 2013 – ricordano gli ambientalisti – la Cna aveva fornito alcuni dati sulla scandalosa cattiva gestione dell'acqua in Sardegna: alle utenze sarde giunge solo il 53% dell'acqua immessa in rete contro una media nazionale già poco virtuosa del 68%. Peggio della Sardegna solo la Puglia".
Eppure, sostiene il Grig, un pò di acqua si può recuperare. "Non dobbiamo dimenticarci – dicono gli ecologisti – che attualmente si stimano in circa 350 milioni di metri cubi annui i reflui civili depurati e scaricati direttamente in mare senza praticamente alcun riutilizzo. Analogamente avviene per i depuratori industriali: non siamo in possesso di dati complessivi, ma si tratta di una realtà certo non trascurabile".
Ma l'acqua c'è? "In realtà, negli invasi sardi vi sono complessivamente 1.049 milioni di metri cubi di acqua – sostiene l'associazione – Il dato oggettivo non è allarmante in quanto riferito ad un periodo stagionale in cui tipicamente si registrano i minimi annuali e che coincide con l'inizio del semestre statisticamente più piovoso. L'unica sofferenza significativa si registra nel bacino del Coghinas, con livelli di riempimento pari a circa il 50%, tuttavia ben lontani dalla allarmante definizione di 'quasi vuoto'".
Il futuro? "Nel 2013 – sottolineano gli ambientalisti – Abbanoa, il gestore unico della rete idrica sarda e degli impianti di depurazione, ha ricordato che l'Autorità per l'energia ha stimato in 1,5 miliardi di euro nell'arco di 18 anni gli investimenti necessari per rendere efficiente il sistema idrico isolano. Ma non esiste il necessario piano d'ambito aggiornato (quello attuale risale al 2002), competenza dell'Autorità d'ambito territoriale (Ato), mentre i sardi rischiano anche di perdere l'acqua pubblica".







