cagliaritano-a-parigi-and-ldquo-chiuso-in-casa-da-ieri-and-rdquo

Poteva essere lì. Tra gli spari e i kamikaze di Parigi. Anche per questo Michele Coni, cagliaritano, 38 anni, laureato in Scienze politiche in viale Sant’Ignazio e nella ville lumière ormai dal 2011, ieri sera ha provato un senso di smarrimento. Michele in Francia ha preso una specializzazione in archivistica e attualmente lavora come contrattuale presso il Défenseur des droits, organismo legato al Segretariato del Primo Ministro.

Vive nel 19esimo arrondissemant, lontano dalla zona degli attentati che ieri hanno causato 129 morti e sconvolto il mondo. Ma la tragedia ha rischiato di viverla in prima persona. Solo la stanchezza gli impedito di andare a Les Halles dove c’è stato uno scontro a fuoco tra terroristi e forze dell’ordine costoato la vita a una decina di persone. 

Invece si trovava al sicuro a casa sua a guardare la tv “ma soltanto i programmi italiani”, racconta, “paradossalmente ho saputo dell’attacco in corso dall’Italia, tramite tutti i conoscenti che allarmati mi hanno contattato”.

Cos’hai provato quando hai saputo della strage e dei morti?

Un forte senso di smarrimento. Anche perché soltanto per stanchezza avevo rinunciato ad uscire con la mia ragazza e un altro cagliaritano. Pensa che avevamo appuntamento proprio nella zona di Les Halles dove c’è stato uno scontro a fuoco coi terroristi. E non escludo che avremmo valutato l’ipotesi di una capatina allo stadio.

E ora come si vive a Parigi?

Sto a casa da ieri. La Prefettura locale consiglia a tutti di limitare le uscite alle strette necessità. Anche perché la notizia è che in circolazione ci siano ancora altri componenti del gruppo, tutti molto pericolosi. Ma da lunedì riapriranno scuole e uffici pubblici e potremo riprendere la vita normale.

Dopo la strage di Charlie Hebdo è cambiato qualcosa a Parigi?

In giro molti più militari e molti più controlli.

Che impressione ti fa il dibattito in Italia di queste ore?

I giornalisti appaiono competenti. Il problema è quando la parola passa ai politici italiani. Salvini e Santanchè non dovrebbero nemmeno essere intervistati. Qui in Francia persino la Le Pen ha deciso di non calcare la mano, pur con la campagna elettorale in corso. Nessuno analizza con attenzione le cause della violenza. Non posso certo attribuire le colpe a Hollande o Renzi, ma gli errori in Medio Oriente sono ormai una costante dai tempi di Bush fino ad oggi. Sarkozy ad esempio ha la pesante responsabilità sulle spalle di aver rovesciato Gheddafi. E la destabilizzazione complessiva del nord Africa come di Siria e Iraq ha poi accelerato questi fenomeni.

Come vivono i musulmani in Francia?

La Francia in quanto ad integrazione è seconda a pochi paesi nel mondo. Tuttavia servono politiche sociali più incisive per cercare di integrare il più possibile soprattutto le ultime generazioni di immigrati. La loro ghettizzazione nelle banlieues (i rioni periferici parigini, ndr) li esclude di fatti. Dopo Charlie Hebdo non sono tati pochi i giovani musulmani che si sono rifiutati di rispettare il minuto di silenzio in classe per le vittime. Anche tra quelli moderati non tutti condannano.

Hai mai pensato di andartene da Parigi?

No. Mai.