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Cambia la prospettiva della sanità di base e quella per le patologie croniche in Sardegna: si passa dalla medicina di attesa a quella della prevenzione, attraverso la creazione di 23 Case della salute in cui opererà un team di medici di base, specialisti e assistenti sociali che potranno dare la prima risposta alla richiesta di sanità dell'Isola.
Con il via libera della Giunta regionale al secondo tassello della riorganizzazione del servizio in Sardegna, cioè le cure territoriali, il documento va alla discussione e al confronto pubblico per venti giorni, ma la vera rivoluzione sarà quella culturale.
L'idea di base è quella di far diminuire gli accessi inappropriati ai Pronto Soccorso, oggi a quota 14 mila, per indirizzare il paziente cronico (quello che nella maggior parte delle volte si rivolge al servizio di emergenza urgenza con codici bianchi e verdi) non più verso gli ospedali ma verso le Case della salute o gli ospedali di comunità, dedicati ai post acuti e lungo-degenti per un massimo di 21 giorni.
Dovrà quindi essere implementata la presa in carico del paziente nei servizi di prossimità (medico di famiglia-pediatra di libera scelta, team multidisciplinare all'interno delle case della salute) e la gestione elettronica del fascicolo sanitario e della ricetta elettronica. L'effetto prodotto dovrebbe portare il paziente cronico a non dover più rivolgersi al medico di famiglia per ricette e esami, ma sarebbe seguito dal team di medici e specialisti anche nella prenotazione automatica delle visite e analisi specialistiche.
Attualmente le Case della salute attive sono quattro: Laconi, Villacidro, Lunamatrona e Pula. Ne sono previste altre sette di futura realizzazione: Quartu Sant'Elena, Burcei, Monserrato, Bitti, Gavoi, Desulo e Nuoro (con la rimodulazione di circa 7,7 milioni di euro), mentre sono in fase di realizzazione avanzata altre 12: Sorso, Lanusei, Tortolì, Bosa, Arbus, Carloforte, Sant'Antioco, Giba, Fluminimaggiore, San Nicolò Gerrei, Mandas, Senorbì.
A queste si aggiungono 190 postazioni di continuità assistenziale con 802 medici, mentre i medici di medicina generale sono 1.262. "Vogliamo mettere al centro il cittadino, prendendoci in carico gli aspetti clinico-amministrativi per rendergli la vita più semplice – ha spiegato l'assessore della Sanità Luigi Arru – la rete territoriale vuole dare una risposta ai pazienti cronici che troppo spesso vengono inappropriatamente ricoverati. Con questo modello l'assistenza territoriale viene garantita per tutto l'arco della giornata e per tutti i giorni della settimana, con percorsi assistenziali condivisi tra medici di base, specialisti e ospedalieri".