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Per ora niente ticket, ma aumento a scaglioni dell'addizionale Irpef che sale sino a 3,33% per i redditi alti e per un tempo ridotto: tre anni. Il disegno di legge della Giunta che incrementa la tassa da lavoro e che farà incamerare 210 milioni di euro alla Regione è stata trasmessa al Consiglio regionale, mentre martedì prossimo, 15 dicembre, il Piano di rientro sulla spesa sanitaria arriverà in Giunta per la sua prima approvazione.
E' quanto emerso dall'incontro fra l'assessore regionale della Programmazione, Raffaele Paci, con i sindacati e gli imprenditori sulla Finanziaria 2016 da 6,628 milioni (128 milioni in più rispetto al 2015 per effetto delle maggiori entrate compartecipate già annunciate nel vertice di maggioranza di lunedì 7). Il disavanzo di 400 milioni verrà, quindi, coperto con i 210 mln, a cui si aggiungono 128 mln per il ciclo economico e da una nuova spending review.
"Non tocchiamo i redditi bassi perché l'addizionale Irpef resta al 1,23% per i redditi sotto i 15 mila euro, si arriva al 2,70% per i redditi sino a 28 mila euro, al 3,10 tra i 28 e i 55 mila euro e quindi al 3,33% sopra i 55 mila euro. Detto questo faremo di tutto per eliminare gli sprechi nella Sanità.
Manteniamo i servizi e chiediamo ai cittadini più abbienti di contribuire". Il disegno di legge deve essere approvato entro il 31 dicembre perché l'aumento possa essere definito prima della scadenza fiscale. 

Paci. "Sono provvedimenti necessari se vogliamo dare una svolta, risanare le casse della Regione devastate da anni di spesa fuori controllo e consegnare ai sardi una regione finalmente sana senza la zavorra di enormi debiti sulle loro spalle – ha spiegato l'assessore regionale della Programmazione, Raffaele Paci -. Non possiamo più far finta di niente e lasciare che il dramma si autoalimenti e peggiori, chi ci ha preceduto ha lasciato il disastro e noi abbiamo il dovere preciso e non più rinviabile di intervenire per salvaguardare le future generazioni".
Secondo Paci "il Piano di rientro è indispensabile per evitare tagli nelle politiche della Regione che significherebbe per i sardi dover rinunciare a importanti interventi per la scuola e la ricerca, per lo sport, lo spettacolo, l'ambiente e la cultura, per fare solo alcuni esempi". 

No dei sindacati. Cgil, Cisl e Uil bocciano l'aumento dell'addizionale Irpef per coprire il buco da 400 milioni nella sanità sarda e chiedono alla Giunta regionale che a pagare siano anche le imprese con un ritocco dell'Irap e non "i soliti noti: i lavoratori e i pensionati". E' duro il primo giudizio sulle linee guida su Sanità e Finanziaria da parte di Cgil, Cisl, Uil e Ugl che attaccano: "i soldi per lo sviluppo non ci sono: è tutto rimandato alla spendita dei fondi comunitari".
"Siamo contrari a qualsiasi tassa di scopo visto che non siamo riusciti a dare risposte in tema di lavoro tanto da motivare l'aumento dell'addizionale Irpef – tuona Oriana Putzolu, segretaria generale della Cisl al termine della riunione – il buco è stato determinato da scelte populiste, dal sistema di clientele ed altro, ma a pagare saranno i cittadini.
Questa manovra di bilancio è funzionale solo per contenere il disavanzo sanitario e per pagare le spese obbligatorie, mentre nulla c'è sulle politiche di investimento. Allo stato attuale, visto che non ci hanno fornito dati concreti, è un bilancio di lacrime e sangue".
"Una manovra deludente – sottolinea Michele Carrus, leader della Cgil – a cui è affidato il compito di risanare uno squilibrio della spesa sanitaria, mentre la massa manovrabile è inconsistente. Non vediamo esprimersi strumenti per lo sviluppo economico e occupazionale ma assistiamo solo ad una manutenzione dei conti con la prospettiva di due mesi di esercizio provvisorio. E anche questo è un problema".
Secondo Francesca Ticca, segretaria della Uil, "un'azienda come la Regione in un Paese normale avrebbe dichiarato il fallimento. Si fa un bilancio per coprire il buco nero della Sanità e si chiedono sacrifici ai sardi, cioè a chi non ha il lavoro. È una Finanziaria non fatta per i sardi, ma per rispondere solo a dati ragionieristici e ora dovranno convincere i sardi che devono pagare per il fallimento della gestione politica". Infine per Sandro Pilleri dell'Ugl "chi ha sbagliato deve pagare, invece di mettere le mani in tasca ai cittadini: questo è inaccettabile. La nostra è una bocciatura sulle linee guida ma attendiamo i dati concreti".