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A seguito delle modifiche introdotte con la legge di Stabilità, l'ufficio centrale per i referendum presso la Cassazione – che in precedenza, il 26 novembre scorso, aveva dichiarato conformi alla legge sei quesiti referendari contro le trivellazioni – ha ora disposto che solo uno dei quesiti mantiene i requisiti di conformità. In sostanza vengono dichiarati inammissibili i referendum che investono norme dello Sblocca Italia, mentre è ammesso quello che riguarda misure del decreto Sviluppo sul divieto di trivellazioni per l'estrazione di idrocarburi entro le 12 miglia marine. Per chiedere il divieto di queste attività e un referendum per l'abrogare le norme, 10 Regioni avevano depositato quesiti referendari: Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise. Sui quesiti referendari la prossima settimana dovrà pronunciarsi la Corte Costituzionale. 

"L'obiettivo rimane quello di modificare le norme, obiettivo in parte raggiunto con le modifiche adottate dal Governo, primo grande risultato dell'azione congiunta dei Consigli regionali ma l'auspicio è quello di aprire un confronto sul tema con il Governo". Lo ha detto il presidente del Consiglio regionale della Sardegna, Gianfranco Ganau, oggi a Roma all'incontro promosso dal presidente del Consiglio regionale della Basilicata Piero Lacorazza, Regione capofila dell'iniziativa referendaria.
La Corte di Cassazione ha ritenuto ammissibile il sesto quesito referendario. La notizia è arrivata poche ore dopo l'incontro di questa mattina nella capitale. "Alla luce dell'ultimo pronunciamento della Cassazione – ha commentato Ganau – è necessario stabilire insieme come procedere, in attesa dell'udienza in Camera di Consiglio prevista per il 13 gennaio, nel corso della quale la Corte Costituzionale si pronuncerà sull'ammissibilità dei quesiti referendari proposti dai Consigli regionali".