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Sui trasporti in Sardegna "è tutto da rifare". O meglio. Occorre affrontare "con decisione e coraggio l'argomento e riportare in capo allo Stato la garanzia del diritto alla mobilità dei sardi che significa, in sintesi, sostenere il costo dei collegamenti pubblici e della continuità territoriale dell'Isola". Lo afferma il presidente della commissione Bilancio del Consiglio regionale, Franco Sabatini (Pd), che si inserisce nel dibattito sulla fuga di Ryanair dalla Sardegna culminato con il botta e risposta tra il segretario Pd Renato Soru e l'assessore Massimo Deiana.
"Il confronto in atto sulla operatività delle compagnie low cost – argomenta l'esponente della maggioranza – al di là delle corrette considerazioni poste dall'assessore Massimo Deiana in ordine alla doverosa prudenza della Regione per scongiurare un'eventuale procedura di infrazione dell'Unione Europea sull'impiego delle risorse regionali attraverso il meccanismo del co-marketing, rappresenta una utile occasione per compiere una riflessione approfondita sull'intero sistema del trasporto in Sardegna. E a questo proposito affermo con chiarezza che non è politicamente opportuno né finanziariamente sostenibile per la Sardegna, proseguire con il mantenimento del costo dei trasporti in capo alla Regione".
Sabatini ricorda che "trasporto pubblico locale, Ferrovie complementari e continuità territoriale aerea, come è noto, pesano sulle casse regionali per un importo che supera i 150 milioni di euro l'anno". 

"Finalmente cade un altro tabù della sinistra sarda e si ammette che accollare i costi dei trasporti dallo Stato alla Regione Sardegna è stata una scelta fallimentare". Lo sostiene Ugo Cappellacci, coordinatore regionale di Forza Italia, commentando le dichiarazioni di Franco Sabatini (Pd).
"E' stato un clamoroso errore – attacca l'esponente dell'opposizione – compiuto con l'accordo Soru-Prodi del 2006 e con l'attuale presidente della Regione Francesco Pigliaru, in veste di assessore. Oltre al danno oggi si aggiunge la beffa, perché mentre la Sardegna spende per abbassare il costo dei biglietti, lo Stato lo fa ricrescere con l'imposizione di nuove tasse: l'isola paga e Roma incassa. L'addizionale sui diritti di imbarco, imposta a livello nazionale, è un balzello- sottolinea Cappellacci – che incide in maniera più grave sulla Sardegna. In primo luogo perché, essendo un'isola, l'aereo è una scelta obbligata, in secondo luogo perché l'aumento del costo finale del biglietto soffoca le ambizioni del settore turistico".
"In più qualsiasi programma di collegamenti aerei, con qualsiasi vettore, oggi parte da un costo in più di un minimo di 2,5 euro per passeggero. Tutto questo avviene in un quadro in cui diminuisce il costo del carburante, ma non vi è una corrispondente riduzione dei costi dei biglietti", denuncia l'ex governatore. Cappellacci sollecita quindi la Giunta perchè intervenga "con la massima determinazione nei confronti del Governo affinché questa ennesima gabella sia ritirata. Non è ammissibile che la Sardegna sostenga uno sforzo economico per abbassare i prezzi dei biglietti e poi questi crescano perché lo Stato ed altri enti fanno cassa alle nostre spalle. Per fare un esempio su un biglietto andata e ritorno Cagliari-Roma le tasse complessive incidono per 55,46 euro su 137,46".