Saranno necessari almeno tre mesi e mezzo per concludere l'iter del piano di riordino territoriale disciplinato dall'articolo 5 della riforma degli enti locali, approvato in serata dal Consiglio regionale con un emendamento sostitutivo totale. Il piano servirà ai Comuni e alla Regione per definire gli ambiti territoriali delle Unioni dei Comuni, delle reti urbane e di quelle metropolitane "tenendo conto della conformazione delle regioni storiche della Sardegna e salvaguardando le unioni già esistenti".
Il primo step riguarda i Comuni interessati a costituire le città medie, quindi Olbia, Nuoro, Oristano e Alghero. Entro un mese dall'approvazione della legge queste amministrazioni dovranno proporre di diventare città medie, poi la palla passerà alla Giunta e al Consiglio.
Varati dal Consiglio anche gli articoli 5 bis e 5 ter della legge – sempre con emendamenti della maggioranza – relativi al procedimento di costituzione degli ambiti territoriali strategici e alla programmazione regionale.
I lavori dell'Aula sono stati aggiornati a martedì 19 con inizio alle 16.
Dopo la bocciatura dell'emendamento trasversale dei galluresi per dare la possibilità ad Olbia e alle città circostanti di creare una rete metropolitana, Forza Italia parla di "Gallura tradita". Per il capogruppo Pietro Pittalis e per uno dei firmatari della proposta bocciata dalla maggioranza, Giuseppe Fasolino, si sta mettendo mano a "una riforma degli enti locali che genere disuguaglianze tra territori, comunità e cittadini".
"Assistiamo ad una sorta di secessione alla rovescia, con una Regione che si disfa di porzioni del territorio abbandonate a loro stesse, con un processo di desertificazione istituzionale senza precedenti, che si tradurrà in una privazione di risorse, di servizi e infrastrutture – attaccano gli esponenti dell'opposizione – Hanno rubato il futuro ad un'intera comunità, hanno deciso che c'è una Sardegna che può andare avanti ed un'altra che deve essere trattata alla stregua di una bad company da smaltire. Anziché restituire centralità ai comuni e ai territori, praticano un neocentralismo cinico, di stampo renziano, che avoca a sé i poteri e scarica le responsabilità".
"Disegnano una Sardegna neofeudale – argomentano Pittalis e Fasolino – con relazioni istituzionali basate sul vassallaggio che stridono con le aspirazioni dell'isola e dei singoli territori. La Gallura e la Sardegna tutta troveranno la forza di ribellarsi e di riprendersi il presente e il futuro, scippato da una sinistra chiusa al dialogo, contaminata dai tecnocrati, acerrima nemica dell'identità, della sovranità, della specialità sarda".







