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"Il disegno di legge della senatrice Cirinnà sulle unioni civili vuole risolvere i problemi di un numero molto ridotto di italiani, che chiedono di poter avere dei figli ricorrendo alla inseminazione artificiale o all'utero in affitto, ma non tiene conto del bene del bambino che deve nascere, né della triste realtà dell'utero in affitto, che avvilisce la dignità della donna, sfruttando non di rado le più deboli e fra queste le più povere".
A tre giorni dalla discussione in Senato e all'indomani delle iniziative in tutta Italia a sostegno della legge, l'arcivescovo di Oristano Ignazio Sanna ha affidato il suo pensiero ad una dichiarazione indirizzata ai fedeli della Diocesi. Secondo l'alto prelato, che fa appello al concetto di famiglia espresso da una parte da papa Francesco e dall'altra dalla Costituzione italiana, "le coppie omosessuali non possono essere equiparate al matrimonio e alla famiglia" e vanno quindi "regolate diversamente dal rapporto d'amore tra un uomo e una donna".
L'arcivescovo riconosce poi la necessità di una legge sulle unioni civili che riconosca diritti e doveri di chi contrae una unione omosessuale, ma ribadisce la necessità che sia impedito "lo sfruttamento cinico del corpo della donna con l'affitto dell'utero" e il principio che un bambino possa essere "concepito solo da una coppia formata da un uomo e da una donna".
Dopo aver premesso che "non spetta certamente al vescovo indicare soluzioni tecniche", mons. Sanna conclude la sua dichiarazione augurandosi da una parte "che quanti hanno responsabilità politiche sappiano difendere la bellezza della famiglia con decisioni sagge, libere da pregiudizi ideologici, tenendo presente anzitutto il benessere dei bambini" e dall'altra "che sappiano sopratutto impegnarsi a risolvere i problemi che riguardano tutti gli italiani, quali il lavoro, la sanità, l'ambiente e la sicurezza".