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Almeno "sei carichi di bombe" sono stati inviati, via nave e tramite trasporto aereo, dalla Sardegna all'Arabia Saudita: "bombe che servono a rifornire le Royal Saudi Air Force che dallo scorso marzo sta bombardando lo Yemen". E' la denuncia della Rete Italiana per il Disarmo, che ha presentato un esposto in Procura a Roma e in quelle di altre città italiane tra cui Brescia (dove ha sede la Rwm, azienda tedesca fornitrice delle bombe aeree), Verona e Pisa.
"Abbiamo ripetutamente chiesto spiegazioni al governo, che ha fornito risposte evasive e contraddittorie, ragion per cui – ha affermato in una conferenza stampa Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Disarmo – abbiamo chiesto alla magistratura di verificare la legalità e l'osservanza della legge 185 del 1990". La legge vieta non solo l'esportazione, ma anche il transito, il trasferimento intracomunitario e l'intermediazione di materiali di armamento "verso i Paesi in stato di conflitto armato", fatti salvi gli obblighi internazionali o una diversa deliberazione del governo, interpellato il parlamento. "Ma non ci risulta – ha aggiunto Vignarca – che le Camere siano state consultate in merito a queste spedizioni di bombe all'Arabia Saudita". Nell'esposto la Rete ha documentato, anche fotograficamente, un carico partito a metà gennaio dall'aeroporto di Cagliari "con destinazione la base dell'aeronautica militare saudita di Taif, non lontano dalla Mecca. A partire dall'ottobre scorso due spedizioni sono avvenute via aereo cargo, altre due sono state effettuate imbarcando le bombe ai porti di Olbia e Cagliari". "Vengono inviate armi – ha detto Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia – ad un Paese dove persiste una grave violazioni dei diritti umani, come l'Arabia Saudita. In Yemen sono in corso crimini di guerra spaventosi, con attacchi alla popolazione e alla infrastrutture, e anche agli ospedali di Medici Senza Frontiere". Nell'esposto, ha spiegato Vignarca, "si chiede di verificare la sussistenza di reati, anche in forma di omissioni, in capo ad anonimi. Anche se le associazioni chiamano in causa il governo Renzi: "Anche trattandosi di autorizzazioni rilasciate negli anni scorsi – ha detto Giorgio Beretta, dell'Osservatorio OPAL di Brescia – è compito dell'esecutivo verificare che sussistano le condizioni di legge per l'invio dei materiali militari".