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"Accaparrarsi 1,4 trilioni di metri cubi di gas, cioè mezzo bilione di barili di petrolio". E' quello che stanno cercando di fare, secondo il deputato di Unidos Mauro Pili, nei mari della Sardegna, per la precisione nello specchio d'acqua tra Oristano e Alghero, le grandi compagnie petrolifere.
"Un dato di raffronto – spiega il parlamentare isolano – lascia comprendere la portata della questione: la terra possiede giacimenti accertati di gas pari a 179 trilioni di metri cubi".
C'è un report "riservato, in mano al ministero dello Sviluppo economico, che dice chiaramente che in al largo della Sardegna, in quella fascia, c'è petrolio e gas". Adesso, in base alle notizie diffuse da Pili, la norvegese Tgs Nopec, compagnia geofisica di ricerche petrolifere, è ritornata alla carica. "A dargli manforte – denuncia il deputato – il ministero dell'Ambiente che anziché respingere la vergognosa richiesta di perlustrazione a colpi di bombe sismiche a cavallo con il Santuario dei Cetacei, sta valutando di concedere una proroga ai norvegesi".
Nel 2014 la Tgs aveva presentato un progetto di prospezione petrolifera, poi arrivato in commissione di Valutazione d'impatto ambientale. A quel punto, fatta l'istruttoria, la commissione ha chiesto alla società dell'altra documentazione.
Ora la Tgs chiede una proroga. "I cercatori di gas e petrolio hanno chiesto una nuova proroga per continuare a sperare nel permesso di devastare, per questo è stata scelta la nave sismica R/V Akademik Shatskiy pronta ad operare in quel tratto di mare al confine del Santuario dei cetacei", accusa Pili. Lo stesso parlamentare ha presentato una dettagliata interrogazione al ministro dell'Ambiente e dello Sviluppo Economico nella quale riporta i documenti della Tgs e lo studio in mano al Mise.