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Arriva dall'Università di Cagliari, nella Giornata delle malattie rare 2016, un importante contributo alla ricerca scientifica. E' stato infatti pubblicato sulla prestigiosa rivista Plos One un articolo scritto da ricercatori dell'ateneo del capoluogo – primo e secondo nome Roberto Littera e Luchino Chessa – su uno studio condotto su pazienti sardi affetti da epatite autoimmune.
Uno studio unico nel suo genere: prende in considerazione pazienti sardi perché l'isola, in virtù della sua particolare situazione geografica, rappresenta un laboratorio di ricerca privilegiato per le patologie autoimmuni. Dai dati disponibili nei registri dei Centri epatologici dell'Isola, risulta che l'epatite autoimmune ha una frequenza più elevata rispetto alla popolazione italiana, così come altre malattie autoimmuni. Il lavoro nasce da un progetto che coinvolge ricercatori e clinici dell'Ateneo e dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Cagliari.
Il gruppo di ricerca ha scoperto che esistono alcune peculiarità genetiche nei pazienti sardi con epatite autoimmune, che mostrano un'alta frequenza di un gene dei recettori delle cellule "Natural Killer", particolari linfociti implicati nella regolazione della risposta immunitaria, il KIR2DS1. E questo dato è in particolare presente nelle forme di malattia che insorgono più precocemente. E' un primo passo importante – spiegano i ricercatori – che necessita di ulteriori conferme su un numero ulteriore di pazienti e con altri studi, ma spiana una strada ben precisa per spiegare la particolare suscettibilità di alcune persone allo sviluppo dell'epatite autoimmune.
Il successivo passo sarà quello di scoprire se esistono dei fattori esterni che in qualche modo possono scatenare la malattia in quelle persone che sono immunologicamente predisposte.