Sarebbero stati uccisi durante un trasferimento, alla periferia di Sabrata, i due italiani prigionieri dell'Isis. Il convoglio sul quale si trovavano, secondo quanto si è appreso in ambienti giudiziari, sarebbe stato attaccato dalle forze di sicurezza libiche e tutti i passeggeri sono morti. Le salme sarebbero state recuperate poi dai miliziani.
"Pensavamo che finisse bene come per tanti altri ostaggi. Quando ho visto tante persone davanti alla loro casa ero convinto che fosse arrivata la buona notizia. E invece, purtroppo, era la peggiore delle notizie", così a Capoterra Giancarlo Melis, un compaesano di Fausto Piano.
"Chiedevamo in questi mesi con molto tatto – aggiunte – come stessero andando le cose. Ma anche i familiari ci dicevano di saper poco anche loro, forse per mantenere una giusta e doverosa riservatezza. Un grande dolore per tutti".
C'è chi esce, nel via vai di parenti e amici, in lacrime da casa Piano. Nessun commento, ma qualcuno fa un gesto fin troppo eloquente: le mani tra i capelli.
Salvatore Failla e Fausto Piano, sequestrati nel luglio 2015 e uccisi oggi in Libia, secondo quanto si apprende da ambienti giudiziari, erano stati separati dagli altri due dipendenti della Bonatti sequestrati, Filippo Calcagno e Gino Pollicardo. Dopo il sequestro dei quattro italiani la procura di Roma aprì un fascicolo per sequestro di persona con finalità di terrorismo.
"Posso solo dire che sono stati uccisi nello scontro a fuoco": lo ha detto, in dichiarazioni all'ANSA, il presidente del Consiglio militare di Sabrata, Taher El-Gharably, rispondendo ad una domanda sulla morte dei due italiani in Libia e dicendosi non in grado di precisare chi ne abbia causato la morte. Il miliziano, contattato al telefono, ha ammesso di avere solo conferme indirette che si tratti dei due dipendenti della Bonatti.







