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Anche la Sardegna con trolley e bandiera dei Quattro mori in piazza San Pietro domani davanti al Papa in occasione dell'Angelus per chiedere che gli insegnanti non siano mandati a lavorare lontano dalla loro famiglie. Un rappresentante di docenti e familiari di prof e maestri sardi porterà i problemi dell'Isola al raduno nazionale dei docenti della cosiddetta Fase B, quella che nel piano di assunzioni della Buona scuola ha determinato finora molti trasferimenti.
Perché dal Papa? Perché il Pontefice lo scorso settembre, proprio all'Angelus, aveva risposto all'appello degli insegnanti che chiedevano di non essere trasferiti lanciando un messaggio molto chiaro. "Saluto gli insegnanti precari venuti dalla Sardegna – aveva detto – e auspico che i problemi del mondo del lavoro siano affrontati tenendo concretamente conto della famiglia e delle sue esigenze". Già pronti per domani uno striscione con la scritta "Grazie Francesco" e tante bandierine gialle. Per il momento a fare le valigie dalla Sardegna sono stati in pochi. Ma il rischio trasloco riguarda un centinaio di insegnanti: molti sono stati destinati nel nord Italia, ma hanno ottenuto per ora di rimanere in Sardegna sino alla fine dell'anno scolastico. A reggere il simbolo del "Comitato delle Valigie del 10 agosto" sarà il compagno di una insegnante che per ora lavora vicino a casa, ma che è già stata destinata a Reggio Emilia. "Non ci hanno garantito niente – spiega Bianca Locci, storica portavoce del movimento che la scorsa estate ha protestato con manifestazioni e flash mob – e per il momento il nostro futuro è lontano dall'Isola: allo stato attuale il 30 giugno ci dovremo presentare nella sede assegnata".
All'orizzonte i pericoli della mobilità per la prossima stagione: "Sono stati istituiti gli ambiti territoriali – dice la leader delle Valigie – ma potrebbero essere presto saturi anche per la presenza dei vincitori dei concorsi. Per questo potrebbero essere coinvolti nei trasferimenti non solo gli insegnanti della fase B, ma anche i colleghi della fase C".
Insomma le battaglie non sono terminate. I problemi sono quelli di sempre: paura – a volte anche impossibilità – di allontanarsi da genitori, mariti, mogli e figli.