"Dobbiamo tornare ad essere noi stessi, quelli che lavorano duro ma col sorriso, a fine stagione ci sarà tempo per i bilanci", l'era di Federico Pasquini, che dopo cinque anni torna in panchina, inizia con un inno alla gioia per scacciare lacrime, crisi di nervi, isterie e depressioni. Smessi i panni da direttore sportivo, il coach si carica sulle spalle la Dinamo Banco di Sardegna Sassari e prova a traghettarla oltre le acque agitate di una stagione stregata.
A otto giornate dalla fine della regular season, i Campioni d'Italia sono fuori dai play off. Da domani in casa Consultivest Pesaro (inizio alle 18:15) per Sassari saranno otto finali da giocare con il coltello tra i denti e con quel sorriso ritrovato. "Dobbiamo guardare avanti, insieme, fare blocco, mostrare la compattezza che sin qui è mancata", predica Pasquini, la cui determinazione riporta ottimismo in un ambiente depresso. "Ho detto sì per rispetto della società, dei tifosi e della città – spiega – mi sono messo a studiare daccapo, ma penso che sarà essenziale essere sempre me stesso e chiedere altrettanto ai giocatori".
Il coach vuole vedere difesa, corsa, tiro, transizione, coraggio e leggerezza mentale. "Ma vorrei accorgermi che le cose sono cambiate da piccoli dettagli – avverte – mi aspetto che i sette della panchina siano i primi tifosi, che ci sia spirito di gruppo, che ai time out tutti siano interessati a quel che ci diciamo, che i giocatori si cerchino, si diano pacche, scambino cinque, ognuno faccia capire agli altri che siamo un gruppo".
Che il suo lavoro dovesse essere soprattutto mentale era prevedibile. La grinta e la velocità con cui si è calato nella parte è sorprendente. Domani il campo dirà se la sua cura avrà già dato i primi effetti.
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Dinamo, a Pesaro nasce l’era del coach Pasquini







