Si presentano davanti al banco check-in per consegnare i bagagli da imbarcare: non chiedono nulla, non sembrano preoccupati di salire sull'aereo che riporterà a casa alcuni di loro, mentre altri andranno a trascorrere le vacanze pasquali con i parenti. La paura non traspare, nonostante i cani antiesplosivo e le unità antiterrorismo della polizia che girano in aeroporto.
Più che paura nelle parole dei passeggeri c'è rassegnazione.
"Cosa possiamo fare, si ritorna a casa", dicono due pensionati belgi che hanno trascorso una settimana in Sardegna. I due anziani fanno parte dei 126 passeggeri che questa mattina sono saliti sul volo Ryanair diretto a Charleroi, circa 100 chilometri da Bruxelles, il primo in partenza da Cagliari-Elmas dopo gli attentati terroristici nella capitale belga.
"Eravamo qui a Cagliari quando si sono verificati gli attentati – raccontano – noi viviamo a Charleroi, abbiamo avuto paura, adesso siamo preoccupati di quello che potrebbe accadere, ma dobbiamo tornare a casa". Molto più teso Flavio, un manutentore originario di Oliena (Nuoro) che vive a 200 metri dalla fermata della metropolitana di Maelbeek, teatro del secondo attentato. "Mi è andata bene – dice – ero qui in vacanza, passo davanti a quella fermata ogni giorno, potevo rimanere ferito. Sono nato a Bruxelles da emigrati sardi. Ho subito chiamato mio padre, mia madre e mio fratello per sapere come stavano". Flavio è preoccupato: "Non so proprio cosa troverò arrivato in città, non so nemmeno se riuscirò a entrare a casa con facilità. Di sicuro tutto cambierà da questo momento".
Anche Enrico, un professionista di origini sarde, ha schivato gli attentati, era infatti in Sardegna con la moglie per le vacanze. "Paura?, sì ne abbiamo avuta tanta – racconta prima di imbarcarsi – viviamo a una ventina di chilometri da Charleroi, mio figlio doveva rientrare dall'Uruguay in quei giorni, pensavamo potesse essere in aeroporto a Bruxelles, ma per fortuna tutto è andato bene".
Nessuno ha pensato di spostare il rientro in Belgio, alcuni non avevano scelta: il viaggio era stato già prenotato da tempo.
Come Michele, un autotrasportatore di Dorgali (Nuoro): "Avevo prenotato due mesi fa, vado a trovare mio fratello vicino Charleroi, mi ha detto di non preoccuparmi. D'altronde cosa possiamo fare, non dobbiamo arrenderci". Tiene per mano sua figlia di quattro anni mentre si avvia verso i controlli Patrizia, giovane ingegnere che lavora e vive a Bruxelles: "Siamo originari di Villacidro e sono venuta a trovare i miei genitori con la bambina – dice – Abbiamo acceso la Tv e abbiamo saputo degli attentati. Ho subito chiamato alcuni colleghi per sapere se stavano bene. Non ho spostato il viaggio di rientro, non bisogna arrendersi ma andare avanti con coraggio".
Simona, 50 anni circa, è di Roma, trascorre le vacanze in Sardegna, ma lavora alla Commissione Europea a Bruxelles: "Sono molto preoccupata, a Bruxelles c'è la mia famiglia, i miei ragazzi. Dopo gli attentati ho dovuto tranquillizzare mia figlia diciottenne. Una sua amica è stata ferita da una scheggia vicino alla stazione della metropolitana e lei è rimasta traumatizzata entrando nel panico. Io so cosa vuol dire terrorismo, visto che in Italia abbiamo fatto i conti con azioni di questo genere.
Chiaramente si vive nella paura, ma bisogna andare avanti".
Il volo, nonostante l'aumento dei controlli da parte della polizia e del personale della sicurezza aeroportuale della Sogaer, è partito puntuale alle 10.25.







