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Verrà completata il 10 ottobre la deposizione dei testimoni della pubblica accusa nel processo che vede sul banco degli imputati l'ex sindaco di Olbia e quello di Arzachena, rispettivamente Gianni Giovannelli e Alberto Ragnedda, i tre funzionari comunali Antonello Zanda, Gabriella Palermo, Giuseppe Budroni, e un funzionario provinciale, Federico Ceruti Ferrarese, tutti accusati a vario titolo di omicidio colposo, disastro ambientale e mancata attivazione delle procedure d'allarme.

Poi spetterà al lungo elenco dei testi delle parti civili, i familiari delle vittime dell'alluvione del 18 novembre 2013 e che in Gallura costò la vita a 13 persone (19 in tutta la Sardegna, compresa una persona dispersa nel nuorese e mai ritrovata). Questa mattina in tribunale a Tempio Pausania è stato a lungo sentito Luca Manselli, all'epoca vice comandante dei vigili del fuoco della Provincia di Sassari, che ha spiegato come il Corpo è strutturato e come in quella giornata è intervenuto per affrontare le criticità, precisando come la struttura sia stata attivata dalla Protezione civile, regionale e provinciale.

"La deposizione del vice comandante conferma la tesi della Protezione civile, secondo la quale l'attivazione dell'unità di crisi sia stata attivata a livello regionale e provinciale, ma non locale, per quel che riguarda la città di Olbia, a differenza di altre realtà come Monti in cui, invece, i cittadini sono stati salvati dagli stessi amministratori comunali", ha sottolineato l'avvocato Giampaolo Murrighile, che rappresenta i parenti di alcune vittime. L'udienza, durata un paio d'ore, è stata aggiornata al 10 ottobre prossimo.