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"Per la multinazionale Vesuvius l'Italia rischia di diventare territorio di produzione del proprio fatturato e di licenziamento per i lavoratori che hanno contribuito a produrlo". Così i senatori del Pd Ignazio Angioni, Salvatore Cucca, Silvio Lai e Stefania Pezzopane (Abruzzo), che in un'interrogazione chiedono al ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda cosa intenda fare per scongiurare questa ipotesi e "sollecitare Vesuvius a rivedere le proprie posizioni, anche utilizzando il ruolo del Governo italiano nel commissariamento dell'ILVA di Taranto".

Il 16 settembre scorso la società inglese ha comunicato la volontà di voler chiudere entro il 31 dicembre prossimo gli stabilimenti di Macchiareddu-Assemini (105 dipendenti) e quello abruzzese di Avezzano (86). Dieci giorni dopo ha formalizzato l'inizio della procedura di licenziamento collettivo. E tutto ciò, fanno notare i senatori, "pur avendo nel mercato italiano il suo principale cliente europeo con una oggettiva capacità di potenziamento nel prossimo futuro,anche considerando l'avviamento di investimenti in paesi dell'est europeo che hanno, non casualmente,un costo del lavoro decisamente più basso del nostro".

Non solo: "In Italia il gruppo ILVA, il più grande impianto siderurgico europeo, attualmente sotto commissariamento governativo, è il principale cliente in Europa della Vesuvius a cui vanno aggiunti altri importanti clienti e verosimilmente, a breve, le acciaierie di Piombino". E quindi: "Il ministro non trova quanto meno paradossale l'intento di Vesuvius?".