Oggi bisogna commentare due notizie dal sapore diametralmente opposto. La prima riguarda la Sardegna e il grande flop del Master&back, strumento interessante ma che consente a pochi sardi di tornare nell’Isola e trovare lavoro.
L’altro è il dato che riguarda Milano: sempre più città in crescita, città europea, hub della conoscenza e della creatività. Molti giovani la scelgono per viverci, vuoi per le opportunità, vuoi per la sensazione di far parte di un mondo in movimento e aperto. In Sardegna ci vuole una rivoluzione copernicana.
Anni di politiche clientelari e assistenzialistiche ci hanno ridotto come siamo. E anche il mondo dell’impresa non è esente da colpe, tutt’altro.
Bisogna fare scelte ferme, tenendo a mente un modello di sviluppo. Gli investimenti vanno su scuola e alta formazione, cultura, turismo e agroalimentare. E’ certamente anche un fatto di mentalità. Il lavoro nasce dall’impresa, dallo sviluppo del privato, dalle opportunità che nascono dal mercato e dalla competizione interna.
Penso che il modello con cui nacquero le grandi intuizione di Grauso prima e Soru dopo nel campo dell’innovazione tecnologica, debba essere preso ad esempio. Sono fondamentali gli investimenti, mettere insieme ragazzi sardi e ragazzi provenienti da ogni parte del mondo e spingere sul pedale dell’innovazione e della ricerca esclusiva.
Dobbiamo incentivare politiche di back in senso più ampio, agevolare cioè il rientro del capitale umano disperso nel mondo. Per esempio, far sì che i sardi emigrati che hanno fatto impresa fuori dall'isola possano trovare le migliori condizioni per investire nel territorio, tramite agevolazioni non solo di natura fiscale.
Parafrasando il teologo tedesco Dietrich Bonhoeffer, il senso morale di una società si misura da ciò che fa per i suoi figli. Back significa anche creare reti, far tornare competenze, non solo persone fisiche, idee, speranze e progetti, nell'ottica di un ripopolamento qualificativo prima che numerico. E’ successo, facciamo in modo di riprendere quel discorso.







