Il sistema delle Conferenze non può ritenersi superato dalla riforma costituzionale che dovrà affrontare la prova del referendum il prossimo 4 dicembre. Anzi. La "molteplicità delle funzioni svolte fa sì che molti compiti delle attuali Conferenze non possano essere trasferite al nuovo Senato". E pertanto, anche se vinceranno i "Sì", le Conferenze dovranno continuare ad esistere e ad avere vita autonoma. Il sottosegretario Gianclaudio Bressa prevede addirittura che potrebbero essercene diverse e tutte con sede a Palazzo Chigi: "una tra gli esecutivi, quindi tra Stato-regioni-comuni" e altre "su singole competenze che affrontino temi specifici". E' questo il quadro che emerge dal convegno organizzato al Senato per illustrare la conclusione dell'indagine conoscitiva svolta dalla Commissione per le Questioni regionali presieduta da Gianpiero D'Alia. Molti dei relatori, a cominciare dal professor Massimo Luciani, si sono detti d'accordo con la necessità di lasciare in piedi il sistema delle Conferenze, seppur riformandolo a seconda di quale sarà l'esito del referendum. "Deve restare uno spazio – osserva Bressa – come luogo di confronto tra i vari esecutivi. Il Senato dovrà esercitare una funzione legislativa, mentre le Conferenze dovranno occuparsi delle intese". "Molto poi dipenderà – spiega D'Alia – da quale tipo di legge elettorale verrà scelta per leggere il Senato perché è chiaro che se in questa camera delle regioni arriveranno anche i Governatori il quadro potrebbe essere molto diverso". In più, nella relazione D'Alia si parla anche dell'eventualità di prevedere nel Regolamento del nuovo Senato l'ipotesi di un delegato della Conferenza Stato-regioni che partecipi all'attività legislativa del Senato nello stesso modo in cui ora il governo prende parte ai lavori parlamentari. Decisamente critica l'opposizione. "E' l'ammissione evidente che il prossimo Senato non sarà il Senato delle regioni, ma di esponenti dei partiti eletti dai consigli regionali – commenta l'ex saggio delle riforme Gaetano Quagliariello – per superare la Conferenza Stato-regioni, infatti, com'era nelle intenzioni iniziali, la rappresentanza dentro al Senato sarebbe dovuta essere di tipo organico. Non politico. E invece se passerà la riforma il sindaco che verrà eletto a Palazzo Madama non rappresenterà il suo comune, ma solo il partito che l'ha votato e dunque, quel tipo di rappresentanza non consentirà nessuna mediazione con lo Stato". Per questo, assicura, "ora vogliono che resti in piedi il sistema delle Conferenze". "E' la prova lampante – conclude – che questa riforma complica le cose anziché semplificarle".
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Referendum, Commissione D’Alia: sistema Conferenze no superato







