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Circa il 9% del territorio italiano, ricorda l'Istat appartiene alla zona sismica 1 (la più pericolosa). Tale quota "risulta assai più elevata – ha sottolineato il presidente Giorgio Alleva – in alcune regioni: circa il 50% in Calabria, il 33% in Abruzzo, e tra il 20 e il 30% in Basilicata, Campania, Molise e Umbria. Le regioni che hanno porzioni di territorio nella zona 1 sono 113". Complessivamente, "il numero di abitazioni residenziali della zona 1 ammonta a circa il 5,6% del totale delle abitazioni italiane". Sempre secondo la rilevazione effettuata nel 2011, "la larga maggioranza (il 77,1%) degli edifici costruiti in questa zona prima del 1971 ha una struttura portante in muratura e solo il 13,5% in cemento armato". Inoltre, "più di un quarto degli edifici della zona eretti dopo il 1970 continua ad avere la struttura portante in muratura". Alleva ha ricordato che "a seguito del primo evento sismico di agosto, l'Istat ha messo immediatamente a disposizione il suo patrimonio informativo", attivandosi anche "per sospendere il coinvolgimento nelle indagini statistiche delle persone giuridiche e fisiche residenti ed operanti nei territori interessati, comprese l'emanazione delle eventuali sanzioni. L'Istat ha anche rilasciato una nota sintetica che descrive le principali caratteristiche socio-economiche dei territori colpiti. "È essenziale – ha sottolineto Alleva – che, per la definizione di un piano di recupero del territorio, così necessario, ci si basi su una conoscenza il più possibile dettagliata delle zone a maggiore rischio, in modo da poter valutare le priorità e pianificare gli interventi, così come espressamente stabilito nell'ambito del progetto 'Casa Italia', cui l'Istat partecipa attivamente".