lo-spread-un-invenzione-che-piace-ai-mercati-ma-non-a-te

Riappare in questi giorni nei titoli dei giornali la preoccupazione per l’improvvisa impennata dello spread. Lo spread è la differenza tra il tasso di interesse dei buoni del tesoro italiani a 10 anni rispetto a quelli tedeschi.

Per dirla più facile, maggiore è lo spread e maggiore è il costo del denaro  che l’Italia deve pagare ai mercati per averlo in prestito. Ma se la BCE vende il denaro a tutti gli specialisti in titoli di Stato (ovvero le banche autorizzate a finanziare gli Stati) allo stesso prezzo perché questi, nel momento in cui lo rivendono all’Italia, devono farci la cresta (ebbene lo spread è la volgare cresta) rispetto a quello rivenduto alla Germania? Gli specialisti della finanza ci potrebbero spiegare che la colpa è nella fragilità dell’economia Italiana che non può garantire la restituzione di questi soldi (come invece può farlo la “solida” economia tedesca).

Nella logica della finanza il denaro deve costare di più a chi ha un maggior rischio di insolvenza. Tutto corretto, secondo la logica della finanza. Concentriamoci però sul vero problema. 

Questo rischio esiste per il semplice fatto che l’Italia non è monopolista della valuta che utilizza. Non essendo monopolista può correre il rischio di finire la valuta e quindi di essere insolvente. Infatti nessun paese monopolista della sua valuta corre questo rischio, come gli USA, il Giappone, la Gran Bretagna, ecc.. Non solo; è il monopolista della valuta  che decide il prezzo del denaro. 

Essere monopolista della propria valuta significa non subire il ricatto dei mercati finanziari nelle scelte di politica economica, anteponendo l’interesse pubblico all’interesse dei vampiri finanziari. Troppo semplice? Purtroppo si e purtroppo siamo tutti noi a subire i risultati della perdita della sovranità monetaria. I mercati vincono sempre.