Tagliare le reti dei poligoni militari è ormai diventata una prassi e quasi ogni manifestazione svolta vicino ad un centro di addestramento finisce con l’invasione nel perimetro e con il disturbo o addirittura la sospensione delle esercitazioni. Ed è giusto così. Fra i lettori ci saranno sicuramente quelli apertamente ostili, che mi diranno di andare a lavorare, partiranno con l’insulto libero e inizieranno con la solfa "Della difesa dei posti di lavoro». Altri sosterranno che "Le servitù sono violenza e non si combatte con la stessa arma" (il deputato di SI Michele Piras) o che "Non bisogna lasciare ai radicali la battaglia contro le servitù militari" (Il consigliere comunale sassarese del PD Simone Capus).
Ai primi direi "Keep calm e rifletti prima di parlare". In Sardegna in questi anni hanno chiuso decine di scuole, uffici postali, presidi ospedalieri, decine di fabbriche produttive, cui è stato permesso di delocalizzare dopo aver saccheggiato a piene mani finanze pubbliche, centinaia di aziende zootecniche e di botteghe artigiane. Per non parlare di quei circa 11 mila giovani che, tra il 2009 e il 2013, sono stati obbligati a lasciare la nostra terra. Non mi sembra di avere letto tracce della vostra stessa indignazione che oggi riversate contro i 'facinorosi' e i 'violenti' che tagliano le reti e "Minacciano posti di lavoro". Non mi sembra che i militari stessi e i loro sindacati siano mai stati solidali con le lotte in difesa del lavoro che in tutti questi anni hanno attraversato l’isola. Quindi c’è molta ipocrisia in questa sbandierata 'difesa del lavoro', che puntualmente tirate fuori quando si parla di basi e poligoni militari. Anche perché i poligoni militari il lavoro lo tolgono, visto che il tasso di spopolamento intorno ad essi è il più alto in assoluto e il tasso di reddito fra i più bassi dell’isola (basta vedere le statistiche, facilmente reperibili su Internet inerenti a Perdasdefogu, Villaputzu, Sant’Antonio di Santadi e Teulada dall’insediamento dei poligoni ad oggi).
Ai secondi porrei invece una domanda: tagliare le reti e bloccare le esercitazioni non vi piace e bollate dette azioni come 'violenza'. Ma queste 'violenze' causano danni economici all’industria militare in Sardegna, portando per esempio l’esercito tedesco a smobilitare da Capo Frasca, quindi a mettere in pericolo lo stesso bilancio del poligono, ergo alla sua probabile imminente chiusura. Voi che avete fatto per ridurre la presenza delle basi militari in Sardegna tutte le volte che avete governato la Regione, a parte bandire annunci e buscare in fretta e furia indennizzi per impedire ai pescatori di continuare a lottare contro la presenza del poligono di Capo Frasca? Forse sarebbe meglio smettere di essere parolai o altrimenti confessare apertamente che non ve ne importa nulla che il 70% del Demanio militare italiano sia di stanza nella nostra terra.
Cristiano Sabino







