È stato assegnato all'ingegnere Paolo Littarru il compito di effettuare i prelievi per capire il livello di inquinamento dei terreni che ospitano il campo rom tra Cagliari e Selargius, ai margini della statale 554.
La perizia è stata ordinata dal sostituto procuratore del Tribunale di Cagliari, Giangiacomo Pilia, titolare dei fascicoli che ipotizzano la gestione di rifiuti non autorizzata, inquinamento e disastro ambientale perché nel campo nomadi vengono smaltiti, spesso bruciandoli, rifiuti di vario genere per estrarne metalli o materiali da rivendere.
Un processo che potrebbe aver sprigionato sostanze nocive, alcune estremamente velenose, per la salute delle persone, degli animali e dell'ambiente. Sul registro degli indagati risultano iscritti da tempo i componenti di due famiglie rom, in tutto otto persone quasi tutte con cittadinanza bosniaca. I fascicoli in Procura si sono accumulati dopo la segnalazione degli incendi da parte degli abitanti del vicino quartiere di Mulinu Becciu, poi certificati dai sopralluoghi della Polizia municipale e dei Vigili del Fuoco. Ora il magistrato ha assegnato l'incarico per sapere che tipo di sostanze inquinanti siano presenti nelle aree dei roghi attorno alle quali sono si ramificano roulotte e baracche che ospitano le famiglie nomadi.
Il campo era stato posto sotto sequestro preventivo nel 2012, ma l'attività di smaltimento col fuoco dei rifiuti è comunque proseguita. "Chiediamo che la magistratura vada fino in fondo e colpisca i responsabili", è l'appello degli ecologisti del Gruppo di intervento giuridico e Amici della Terra, firmatari di molti esposti assieme ai residenti dei quartieri che si estendono lungo la statale 554. Sollecitato anche "il sequestro penale del campo nomadi-inceneritore per evitare ulteriori inquinamenti che ormai sono definibili solo come disastro ambientale".







