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Nuova sfilata di testimoni in tribunale a Nuoro per il processo alla casa di riposo-lager di via Aosta. Tutti hanno confermato le accuse nei confronti degli imputati, la direttrice della struttura "Residenza famiglia", Rosanna Serra, e il presidente Gianluca Masala: a entrambi vengono contestati i reati di abbandono di incapace, somministrazione di farmaci scaduti e omicidio colposo. Sei i testi chiamati a deporre dal Pm Giorgio Bocciarelli: tre operatori socio sanitari della casa di cura, due volontari e il dirigente degli uffici sanitari della Questura di Nuoro, Andrea Spanu.

Secondo i tre operatori, la direttrice aveva dato disposizioni di "non scrivere nulla di ciò che accade la notte al passaggio delle consegne e di trasmettere tutto oralmente ai colleghi". Inoltre hanno ribadito, in linea con quanto dichiarato dai colleghi nelle udienze precedenti, che "per poter lavare gli ospiti della struttura" gli operatori dovevano "portare il detergente e le salviette da casa e le condizioni igieniche sanitarie della casa di riposo erano pessime". I due volontari hanno raccontato di essere stati chiamati più volte per il trasporto di alcuni ospiti in ospedale: "Al nostro arrivo nella stanza dei pazienti è capitato che ci fossero tracce di escrementi sul pavimento e già all'ingresso si sentivano cattivi odori", hanno detto in aula.

Meno pesante la situazione descritta dal dirigente sanitario della Questura Andrea Spanu, piombato nella "Residenza famiglia" all'alba dell'8 giugno 2015 per una minuziosa perquisizione. "In quell'occasione – ha spiegato – i locali dal punto di vista igienico sanitario erano in buone condizioni. C'erano circa 34 ospiti di cui almeno 30 in stato di semi incoscienza. Si sentivano degli odori all'ingresso, ma tutto sommato non ho trovato una situazione di degrado". La prossima udienza, dedicata ancora ai testi del Pm, è stata fissata per il 28 febbraio 2017. L'inchiesta era stata avviata dopo il suicidio di un'anziana ed è culminata con il sequestro preventivo della struttura nel luglio 2015. Una seconda tranche nasce, invece, dal video-choc ricavato dalle telecamere posizionate dalla Questura di Nuoro nella casa di riposo, che hanno portato all'arresto della direttrice e di due infermieri e all'obbligo di dimora per altri tre operatori.