“Gli abitanti di Aleppo hanno scoperto loro malgrado la brutalità anarchica della vita nelle zone liberate”. E’ quanto scrive Charles Glass nel volume “La Siria brucia. L’ISIS e la morte della primavera araba”. Glass è uno dei massimi esperti di Medio Oriente, uno dei reporter più autorevoli quando si parla di mondo arabo: ha vissuto a lungo in Siria e il suo nome è rimasto legato a un rapimento che nel 1987 lo ha tenuto in ostaggio per ben 62 giorni. A quel tempo era corrispondente di Abc News e i suoi carcerieri appartenevano a un gruppo sciita. La sua testimonianza è preziosa perché è tutto tranne che un sostenitore di Assad. Riferendosi agli abitanti di Aleppo, dice infatti che “sono abituati alla repressione del governo di Damasco”. Ciò nonostante, nel suo libro, edito in Italia da Stampa Alternativa, il reporter spiega esattamente perché Aleppo è diventata il simbolo del fallimento della rivoluzione siriana e, al contempo, il luogo dove maggiormente si è abbattuta la violenza dei ribelli, jihadisti e non.
L’autore descrive, ad esempio, il racconto di Ghaith Abdul Ahad, corrispondente del Guardian. Dopo aver partecipato a un meeting di 32 capi ribelli svoltosi in città alla fine del 2012, il giornalista inglese riporta le parole di un ex colonnello governativo, che nel frattempo aveva assunto il comando del consiglio militare di Aleppo. Di fronte ai suoi camerati, tutti esponenti della cosiddetta opposizione, dice: “Perfino il popolo non ci può più vedere, ora la gente ci accusa e scende in piazza per protestare”. A proposito di un saccheggio di una scuola per mano dei ribelli, Glass scrive: “Gli uomini hanno portato tavoli, divani e sedie fuori dall’edificio e li hanno ammucchiati all’angolo della strada. Poi hanno fatto lo stesso con i computer e i monitor. Un combattente registrava ogni cosa in un grande quaderno. “Le porteremo al sicuro in un grande deposito”, dicevano. Qualche giorno più tardi ho riconosciuto i divani e i computer della scuola in bella vista nel nuovo alloggio del comandante”.
Un altro miliziano, citato nel racconto, si lamenta del fatto che se la popolazione di Aleppo avesse sostenuto fin dall’inizio la rivoluzione forse certi fatti non sarebbero successi. La considerazione che viene da fare è che gli aleppini non abbiano sostenuto la rivoluzione proprio per la corruzione e la violenza dei capi militari ribelli, molti dei quali erano personaggi noti. Questi personaggi si sono arricchiti alle spalle della popolazione, intascando buona parte del denaro che Stati Uniti, Europa, Turchia e Monarche del Golfo hanno versato per combattere e destituire Assad. Non stupisce, malgrado la narrazione dei media occidentali di questi giorni, che la popolazione di Aleppo est si senta sollevata dal non vivere più sotto il gioco dei ribelli e dei terroristi di Al Nusra malgrado i bombardamenti russi e siriani. So sente al sicuro e preferisce vivere sotto le ali protettrici del governo siriano, anche se non perdona ad Assad la scelta di bombardare in modo massiccio i loro quartieri. Ad ogni modo il libro di Glass svela in modo netto, senza finzioni e giri di parole, la delusione, la rabbia e persino l’orrore degli abitanti di Aleppo est per essere costretti a vivere sotto il controllo dei gruppi ribelli, in particolare delle fazioni più estremiste come il ramo siriano di alQaeda, il Fronte Jabhat al Nusra.
E per capire la brutalità dei ribelli….







