"Un tavolo tecnico permanente sulla talassemia". E' la proposta lanciata oggi da Thalassazione e rivolta all'assessorato della Sanità in occasione della conferenza stampa di fine anno organizzata dalla onlus per tracciare un bilancio dei 12 mesi appena trascorsi. "Il problema non è mai stato affrontato in modo forte – ha spiegato il presidente Ivano Argiolas – per questo, come esiste per esempio una questione-incendi, deve esistere anche una questione-thalassemia".
La Sardegna, con i suoi 1.054 casi certificati al 2013, è la prima regione al mondo per incidenza della malattia in percentuale, la seconda in Italia in termini assoluti (in Sicilia i malati sono 2.000). Tuttavia, per effetto di un decreto ministeriale del 2015, è stata ridotta la platea dei possibili donatori di sangue, escludendo di fatto i portatori sani di thalassemia che nell'Isola sono tantissimi. "La riduzione significativa delle donazioni ha messo a rischio le attività e l'organizzazione dell'ospedale Microcitemico – ha aggiunto il direttore sanitario del Brotzu, Vinicio Atzeni – il problema è che in Sardegna, rispetto a un fabbisogno di 68 unità per mille abitanti, le donazioni corrispondono a 40 unità".
L'obiettivo è raggiungere le sessanta unità. Esiste un gap, dunque, che però, garantisce la direttrice generale del Brotzu, Graziella Pintus, è colmato. Il sangue che manca viene acquistato e costa alle casse della Regione sei milioni di euro l'anno. Intanto, ha aggiunto Pintus, "la Regione ha stanziato 8,2 milioni di euro per la ristrutturazione del secondo piano dell'ospedale Microcitemico". L'assessore regionale della Sanità, Luigi Arru, ha detto infine che "bisogna lavorare per rendere più snella la procedura, l'iter che precede la donazione, senza venir meno ai criteri di controllo sulla qualità del sangue".







