La comunità La Collina è la struttura che offre ospitalità ai ragazzi sino ai 25 anni, come misura alternativa alla detenzione. Aveva sette operatori e ora, siccome non ci sono più gli stipendi, ne ha solo due. Attualmente sono rimasti quattro ospiti. Ma la comunità ha già detto no a tante richieste e qualche ragazzo ha già dovuto lasciare La Collina. Servirebbero 200mila euro, ma i fondi erano già stati stanziati da marzo nella Finanziaria.
«Che la Comunità La Collina debba chiudere a causa dei ritardi della Regione è un fatto gravissimo in sé, ancora più grave se si considera che in tal modo si mette a repentaglio il recupero dei progetti di vita di decine di ragazzi. Un recupero che avviene tra difficoltà inimmaginabili, cercando di sottrarli ad un altrimenti inevitabile destino di devianza e di delinquenza». Lo denuncia il consigliere regionale dei Riformatori sardi Michele Cossa. «È inaccettabile che una delle poche strutture che offre una seria alternativa a quella “università del crimine” che è il carcere possa essere dimenticata e abbandonata in questo modo dalle Istituzioni», conclude Cossa.
Anche la consigliera regionale del Centro Demcoratico Anna Maria Busia si esprime sulla questione: “La Regione si attivi immediatamente per sbloccare i fondi alle comunità che offrono ospitalità come misura alternativa alla detenzione. È ignobile che in un momento di così grave difficoltà a essere penalizzati ulteriormente siano gli ultimi e i più disperati”. Afferma la Busia, che lancia poi un appello affinchè venga preservata la linea del Ctm che collega Cagliari con il carcere di Uta.
“Se la Regione non interverrà immediatamente per porre rimedio, per tutti quei ragazzi impegnati da anni in percorsi di recupero e di riabilitazione non ci sarà alcuna alternativa al carcere. Si tratterebbe del fallimento vergognoso di un percorso virtuoso che invece va potenziato e sostenuto, ed è impensabile anche che si profili la soppressione della linea Ctm che collega Cagliari al carcere di Uta, si tratta di un servizio essenziale e irrinunciabile per gli operatori della struttura, per i parenti dei detenuti e per gli stessi detenuti che lavorano o che studiano all'esterno” – conclude la consigliera.







