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Una lettera a Gesù Bambino per la rinascita del ponte di via Vittorio Veneto a Olbia, distrutto dalla piena del fiume nel 2015, allontanando così dalla città il popoloso quartiere di Isticaduddu.

"Caro Gesu' Bambino, aiutali tu a finire questo ponte che non termina più", è il messaggio che sovrasta la mangiatoia e il presepe realizzato nei pressi del cantiere dagli abitanti del rione spezzato in due.

"Siamo allo stremo delle forze, non ce la facciamo più", dice a nome del comitato di quartiere Salvatorina Sulas, protagonista con altre volontarie dell'allestimento del presepe – un'esigenza spirituale alla quale si è aggiunta – spiega – per volontà di tutti, una preghiera a Gesù Bambino perchè ci aiuti a vedere realizzati i 100 metri di ponte che ci uniscono alla città".

Quella di via Vittorio Veneto è un'opera che Olbia attende impaziente dall'ottobre del 2015, quando venne abbattuto su ordine dell'allora sindaco Gianni Giovannelli per evitare che il fiume che vi scorreva sotto, ormai in piena, potesse esondare allagando tutto il quartiere di Isticadeddu, già devastato dall'alluvione del 2013.

L'apertura del ponte, prima promessa per dicembre, è slittata a gennaio per esigenze tecniche del cantiere. "Ma noi siamo esasperati – ribadisce Salvatorina Sulas – 15 mesi senza ponte hanno significato sacrifici per tutti: spendiamo un minimo di cento euro al mese in più a macchina per raggiungere la città, i posti di lavoro, le scuole, i supermercati, le poste, le farmacie. Cerchiamo di aiutarci a vicenda, soprattutto verso gli anziani ma non ce la facciamo più". C'è anche rabbia tra i cittadini. "Troppo pochi gli operai al lavoro sino ad oggi per poter completare l'opera in tempi brevi – dicono dal comitato – e noi abbiamo paura che i tempi possano slittare ancora, magari all'estate prossima".