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"Non mi va di passare per la persona che non sono, mi scuso con Ukic, con l'Aek Atene, con la Dinamo e con i tifosi del PalaSerradimigni, da sempre esempio di correttezza e fair play. Ho commesso un gesto d'impeto, non corretto, senza riflettere, ma ho pensato solo a proteggere me e dei bambini che stavano seduti lì vicino".

Paolo Rosa, responsabile Risorse Umane del Banco di Sardegna, è l'autore dello spintone che ieri sera, a pochi secondi dal termine del match di Champions League tra Sassari e Atene ha scatenato un parapiglia per cui la Dinamo potrebbe essere sanzionata con la squalifica del campo. A mentre fredda, il dirigente apicale della banca sarda precisa. "Sento l'esigenza etica e morale di scusarmi per l'episodio che mi ha visto coinvolto – dice all'ANSA – il particolare momento di tensione agonistica e l'episodio che ha visto franare pericolosamente il giocatore, impegnato a recuperare una palla vagante, mi hanno portato a quella reazione".

"Allontanare con una spinta un giocatore non è corretto – ammette Rosa – e non fa parte del mio normale modo di essere. Sono il primo a dispiacermi e fare ammenda per questo episodio". Resta il fatto, sottolinea ancora il dirigente, che "l'intenzione non era di procurare danno o di mancare del dovuto rispetto ad alcuno, né di macchiare la nota e apprezzata correttezza del popolo biancoblù. Da persona rispettosa dei valori dello sport, voglio porgere le mie più sincere e sentite scuse – ribadisce – per un gesto che non fa parte dei miei principi e della mia condotta, nello sport così come nella vita".