il-sardo-il-cinese-e-la-rana-gonfiata
Parliamoci chiaro, chi scrive è favorevolissimo a che nelle scuole l’offerta linguistica sia il più ampia possibile. I ragazzi dovrebbero avere a disposizione la possibilità di studiare diverse lingue e non solo quelle solite egemoni in Europa, ma anche le lingue minoritarie europee e le lingue exraeuropee, come appunto cinese, russo e arabo. 
Ma siamo in Sardegna e in Sardegna, oltre all’italiano, si parla, guarda un pò, anche sardo, il gallurese e in alcune zone catalano e tabarchino, lingue che dovrebbero essere insegnate a scuola.
Ora il Piano di Dimensionamento previsto dalla Giunta Pigliaru prevede tante cose, in primo luogo tanti tagli (la Regione ha tagliato 34 Autonomie Scolastiche e 27 scuole in 23 piccoli centri della Sardegna e in dieci anni sono state soppressi 147 istituti). In secondo luogo prevede anche l’attivazione di alcuni indirizzi linguistici dove si insegni anche il russo e il cinese. Lo denuncia lo storico Francesco Casula sui socials, chiedendosi dove sia finito il progetto di inserire la lingua sarda «come materia curriculare, da insegnare nelle scuole di ogni ordine e grado, non di qualche sperimentazione (pure lodevolissima) affidata alla buona volontà di qualche docente».
Mi unisco alla richiesta di professor Casula. Fra l’altro è singolare che nel frattempo il Partito dei Sardi (autoproclamato “indipendentista”), al seguito di una spregiudicata campagna acquisti fra transfughi di altri partiti, sia diventato la seconda forza della Giunta. Proprio sul piano di Dimensionamento il Partito dei Sardi ha battuto i pugni sul tavolo e il presidente Sedda ha dichiarato, in un documento pubblico sul tema, che la scuola sarda «deve essere pensata dai sardi, per i sardi, a misura di ciò che serve ai sardi». Segue poi una prosopopea di belle parole e il consueto sigillo finale “A innantis!”. 
Nessun richiamo però all’articolo 5 dello Statuto che offre alla Regione la possibilità «di adattare alle sue particolari esigenze le disposizioni delle leggi della Repubblica, emanando norme di integrazione ed attuazione, sulle seguenti materie: istruzione di ogni ordine e grado, ordinamento degli studi». Nessun richiamo nemmeno alla proposta del PsdAz di riforma dello Statuto medesimo, presentata dal consigliere regionale Christian Solinas il 3 settembre del 2015 che, se approvata, avrebbe portato a parificare la lingua sarda con quella italiana nel territorio della Regione e a rendere obbligatorio l’insegnamento curricolare del sardo a scuola. 
Di tutto questo la seconda forza “indipendentista” della Giunta non parla. Lo trovo dopotutto coerente con la linea scelta, quella che Marx chiamava la “miseria della filosofia” e che ai giorni d’oggi, nel contesto della Sardegna, riproduce la favola di Fedro della rana che per assomigliare al bue iniziò a gonfiarfi fino ad esplodere. La giunta Pigliaru nei fatti ha «distrutto tutto ciò che si era costruito» – come ha ampiamento documentato Pepe Coròngiu in un suo recente intervento. In psichiatria le persone che costruiscono mondi dissociati fra narrazione e realtà si chiamano schizzofrenici. In politica, in Sardegna, anno domini 2017, tali individui si chiamano semiologi e sovranisti.