Rosneft esce da Saras, il gruppo petrolifero controllata dalla famiglia Moratti. Il colosso russo ha avviato un collocamento accelerato per vendere il proprio 12% restante nella compagnia di raffinazione sarda. Le azioni vengono offerte agli investitori istituzionali con uno sconto di oltre il 9% rispetto alle quotazioni del titolo Saras n Borsa, cioè a circa 1,5 euro l'uno rispetto a valutazioni segnate a Piazza Affari a 1,65 euro (-0,9%).
Secondo la prassi, entro domani mattina alla riapertura dei mercati dovrebbe essere chiaro l'esito della vendita. Nel 2015 Saras e Rosneft avevano abbandonato il piano di creazione di una joint venture nel trading, in scia alle sanzioni imposte alla Russia da Usa ed Europa in risposta all'intervento di Mosca in Ucraina. Nell'ottobre del 2015 i russi avevano già ceduto l'8,99% (a 1,9 euro per azione), con un'operazione del tutto analoga a quella avviata ora, affermando però di voler mantenere il residuo 12% (su cui valeva comunque un accordo di lock up di 180 giorni).
E questa intenzione era stata ribadita da ultimo nell'estate del 2016. Saras aveva aperto a sorpresa nel 2013 il capitale a Rosneft, con un accordo che ha visto da un lato la cessione di un 13,7% detenuto dall'accomandita della famiglia Moratti e quindi il lancio di un'Opa volontaria parziale in Borsa (poi completata nel giugno del 2013) per rilevare un altro 7,3%, salendo quindi a un 21% complessivo. Nell'aprile del 2013 nel consiglio della Saras era entrato anche Igor Ivanovich Sechin, il signore del petrolio e presidente di Rosneft, ritenuto tra i collaboratori più vicini a Vladimir Putin, apparentemente proveniente dal 'vivaio' dei servizi segreti.







