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Luci e ombre in Sardegna della pagella di Agenas, l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Rimane alto il ricorso al parto cesareo, migliorano i tempi di intervento per la frattura del femore, eccelle la cardiochirurgia. I dati sono stati nell'Aula magna della cittadella universitaria di Monserrato dal referente del sistema di monitoraggio dell'Agenzia, Mario Braga, e dalla referente del programma Marina Davoli, presente l'assessore Luigi Arru.

La proporzione di parti cesarei primari continua a scendere progressivamente in Italia dal 29% del 2010 al 25% del 2015, mentre in Sardegna il ricorso al parto chirurgico resta elevato, senza sostanziali cambiamenti nel tempo e con una proporzione che si attesta nel 2015 al 31,7% contro il 25% degli standard ministeriali per le maternità con più di 1000 parti annui e il 15% per quelli con meno di 1000. Le peggiori performance a Sassari dove più di un parto su tre è chirurgico, le migliori a Oristano (23%).

Quanto alle fratture del collo del femore sopra i 65 anni di età operate entro due giorni, la proporzione in Italia è passata dal 31% del 2010 al 55% del 2015, ancora al di sotto dello standard internazionale atteso, superiore all'80%. Nell'Isola le proporzioni restano inferiori al valore medio nazionale, pur continuando il trend positivo iniziato nel 2013, attestandosi nel 2015 a valori medi prossimi al 46%. Il ministero della Salute fissa al 60% la proporzione minima per struttura e in Sardegna quelle che ci rientrano sono 4 nel 2015 (33% delle strutture valutate). Eccelle in Sardegna la cardiochirurgia: la mortalità a 30 giorni dal ricovero per infarto acuto del miocardio è del 9,3%, in linea con il dato nazionale(9%, era il 10,4 nel 2010).