Il Comitato Sanità Bene Comune ritiene gravi, se confermate, le argomentazioni dell’Assessore alla Salute e Igiene Pubblica, Luigi Arru di questi giorni. "La Rete dei Comitati, di cui facciamo parte – scrivono in un comunicato – si oppone con fermezza, ma con responsabilità, ad un disegno di deliberato taglio alla Sanità pubblica, peraltro già compromessa da decenni di malgoverno".
La delibera di Giunta citata dall’Assessore, secondo il Comitato, declassa e smantella gli Ospedali come il San Giuseppe, colpendo il cuore del servizio sanitario pubblico: il servizio di chirurgia.
"Negli ultimi 11 mesi i sarcidanesi hanno potuto vivere sulla propria pelle il futuro che ci riserva la Riforma di Arru. Infatti, dopo la chiusura del reparto di chirurgia e del blocco operatorio, i numeri del nostro Ospedale sono crollati, e sono aumentati i disagi per utenti e personale (notevoli le conseguenze sul Pronto Soccorso). Questo dramma, che i nostri concittadini conoscono ormai bene, è andato a sommarsi alle carenze preesistenti, sulle quali svetta la grave situazione infrastrutturale del reparto di medicina. Abbiamo inoltre riscontrato notevoli e ricorrenti criticità nei servizi di diabetologia, laboratorio e radiologia. Notevoli anche le carenze di personale".
"E’ vero – ammette il Comitato – la Riforma contenuta nella delibera non chiude il San Giuseppe. Ma lo condanna ad una lenta agonia, che ricadrà inevitabilmente sulle possibilità di accesso dei 45.000 assistiti potenziali del nostro territorio e che aumenterà le distanze e i tempi di percorrenza per chi dovrà trovare altrove i servizi richiesti".
"Il fatto che il Governo Italiano abbia previsto la chiusura dei piccoli Ospedali non ci consola. Se Roma, infatti, ci considera cittadini di serie C ( per non dire di peggio), il fatto che la Giunta Pigliaru ci consideri cittadini di serie B non è per noi affatto lusinghiero. Vogliamo un Ospedale di Base, l’unico che potrebbe offrire esaustive garanzie di salvezza in caso di urgenze ed emergenze. Ci compiacciamo che abbiate agito come a Trento. Peccato che nella provincia citata il reddito medio sia di oltre 30.000 euro, a fronte della media sarda, che si attesta sui 24.000 ( tra le dieci provincie più povere d’Italia, tre sono sarde). Ci aspettiamo, dunque, una riforma complessiva del sistema sanità che tenga conto della natura, dei lineamenti e delle caratteristiche peculiari della crisi sociale sarda".
"Infine, un’osservazione sui concetti di “soglie di garanzia” e di “competenza clinica”. Non chiediamo la luna. Vogliamo una sanità cucita addosso alle esigenze reali del territorio. Tuttavia non possiamo accettare che i parametri numerici, figli di uno spopolamento di cui siamo vittime, ci condannino alla perdita dei servizi essenziali. Inoltre siamo scoperti anche laddove le incidenze potrebbero giustificare la presenza di servizi di eccellenza. Insomma, i vostri conti non ci tornano".
Assessore Arru – conclude il comunicato – se elaborerete una riforma tesa ad eliminare sprechi, corruzione e clientele, tenderemo la mano, da cittadini responsabili, e vi aiuteremo in questo sforzo con azioni di cittadinanza attiva. Se proseguirete con una riforma figlia di esigenze di bilancio, slegata dai contesti sanitari dei territori depressi e dalla loro crisi storica, ci solleveremo per difendere la nostra sopravvivenza e ciò che resta del nostro già carente servizio pubblico.







