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L'assessorato regionale della Sanità conferma per il 2017 lo stanziamento di 40,5 milioni di euro per il progetto Ritornare a casa, a cui si aggiungono i nove milioni di risparmi conseguiti nei Comuni lo scorso anno.

Complessivamente si arriva quindi a 40,8 milioni, dei quali 30 di risorse regionali e 10 milioni a valere sul Fondo nazionale per le non autosufficienze. Le risorse sono destinate alle persone con grave perdita di autonomia che hanno bisogno di assistenza per tutte le attività quotidiane e di interventi medici e infermieristici frequenti effettuabili a domicilio.

Da qui la denominazione del progetto: i pazienti vengono seguiti a casa, in un clima familiare e con l'umanizzazione delle cure rispetto all'assistenza ospedaliera, che ha costi molto più elevati – circa 1.200 euro al giorno per un ricovero in terapia intensiva. Il contributo base è di 20 mila euro per il primo livello di patologia, 41 mila per il secondo e 65 mila per il terzo. "Siamo particolarmente orgogliosi di questo progetto perchè – ha spiegato ai giornalisti l'assessore Luigi Arru – permette ai pazienti di ritornare nella propria abitazione". L'esponente della Giunta ha voluto ricordare la figura del battagliero Salvatore Usala, il malato di Sla morto a settembre dello scorso anno, "che è stato da stimolo per migliorare e garantire la semplificazione delle procedure".

E ai cronisti che hanno chiesto se il progetto 'Ritornare a casa' possa essere intitolato a lui, Arru ha risposto: "Possiamo ragionarci". Lo scorso anno sono stati finanziati 3.389 progetti dei quali cinque per demenze (rinnovi), 119 per dimissioni da ospedale, 158 per malattie neoplastiche in fase terminale, 826 per patologie non reversibili, 1.678 per nuovi piani demenze per un importo totale di oltre 49,5 milioni, nove dei quali ancora non spesi dai Comuni e utilizzabili per il 2017.