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Più di 26 milioni di bambini e ragazzi, in Europa, sono a rischio povertà o esclusione sociale. Una delle conseguenze più gravi di questa condizione è la povertà educativa, che riguarda 1 adolescente europeo su 5, privato della possibilità di costruirsi un futuro ricco di opportunità. Sono questi alcuni risultati del rapporto "Sconfiggere la povertà educativa. Fino all'ultimo bambino" di Save the Children di cui si è discusso oggi a Milano al Palazzo delle Stelline in occasione della tavola rotonda "La povertà educativa in Europa: il fenomeno e la voce dei ragazzi" organizzata da Save the Children. Secondo il rapporto, in Italia i bambini e i ragazzi a rischio povertà ed esclusione sociale sono il 32%, una delle percentuali più alte in Europa, al di sopra della media europea del 28%. La povertà educativa rappresenta uno degli aspetti più devastanti della povertà infantile che in Europa colpisce ben 1 adolescente su cinque. In Italia non raggiunge le competenze minime in matematica 1 bambino su 4, 1 su 5 in lettura. 
 
   Il rapporto evidenzia come in Italia sia allarmante anche la media di dispersione scolastica che riguarda il 15% dei minori. Inoltre, la differenza media, in percentuale, del rischio di povertà tra bambini con genitori che possiedono un livello medio-alto di istruzione rispetto a quelli che ne possiedono uno più basso è del 46% in Italia, contro quella europea del 53%. Dallo studio emerge anche che degli oltre 26 milioni di minori a rischio povertà o esclusione sociale in Europa, 1 su 5 lo è nonostante le proprie famiglie abbiano beneficiato di trasferimenti sociali, mentre 1 su 10 vive in famiglie con una intensità lavorativa molto bassa o in famiglie gravemente deprivate. Anche i bambini i cui genitori hanno una occupazione non sono esenti dalla povertà: in Romania, 1 bambino su 2 con genitori che lavorano è a rischio povertà, 1 su 5 in Lussemburgo, Bulgaria, Spagna e Svezia.
 
    Nel nostro paese il 13% dei minori è rischio di povertà grave e il 17% vive in condizioni di povertà persistente. Ad essere più esposti al fenomeno sono proprio quei bambini che vivono in famiglie con genitori impiegati a lavoro meno del 20% del loro potenziale, rispetto a quelli che invece hanno accanto genitori che lavorano tra il 55% e l'85% del proprio tempo. Secondo Save the Children, per sradicare la povertà materiale, l'esclusione sociale e la povertà educativa, i Paesi europei e le istituzioni dell'UE dovrebbero affrontare la disuguaglianza già presenti durante l'infanzia, eliminando le barriere che impediscono ai bambini lo sviluppo delle proprie competenze e capacità. È urgente, per questo, adottare ed implementare la Child Guarantee a livello europeo, una misura che permetterebbe coordinamento, pianificazione e monitoraggio oltre ad una valutazione di impatto sugli investimenti europei per contrastare la povertà minorile.
 
    "Non bisognerebbe mai dimenticare quanto le condizioni di povertà vissute dai bambini e dalle loro famiglie possano incidere in maniera determinante sulle opportunità educative e formative dei minori e sul pieno sviluppo delle loro potenzialità future", afferma Raffaela Milano, Direttore dei Programmi Italia-Europa di Save the Children.