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La ricerca italiana è più produttiva, al punto da essere in controtendenza rispetto a quanto accade in altri Paesi europei e perfino negli Stati Uniti, e nonostante i pochi finanziamenti mantiene una qualità molto alta. Ne sono testimoni le università di Padova, Bologna e Torino, vere e proprie eccellenze in un Paese nel quale, comunque, sembrano anche ridursi le distanze fra Nord e Sud. E' la fotografia che emerge dal rapporto 2011-2014 dell'Agenzia Nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur), presentato oggi a Roma, presente il ministro per l'Istruzione, l'Università e la Ricerca, Valeria Fedeli. Il rapporto ha analizzato la produttività scientifica di 96 università e 12 enti pubblici di ricerca vigilati dal ministero per la ricerca più 26 enti che hanno deciso volontariamente di sottoporsi alla valutazione. Dalla Valutazione della qualità della ricerca (Vqr) emerge che "tra il 2011 e il 2014 la ricerca universitaria italiana è migliorata", ha detto il presidente dell'Anvur, Andrea Graziosi. I dati, ha rilevato il ministro, "indicano prospettive d'azione" che sono "utili a prendere coscienza dei punti di forza e di debolezza", indicano senza dubbio un'inversione di tendenza e, soprattutto, che "In Italia abbiamo un patrimonio di intelligenze che non dobbiamo disperdere. E' importante per questo creare un coordinamento, in modo che la ricerca possa contare su una situazione certa e per portare l'Italia a un futuro di benessere". La ricerca, ha aggiunto, è infatti "un volano di progresso". Buoni i dati produzione scientifica valutati dall'Anvur, nella quale dal 2014 al 2016 è stata registrata una crescita costante, mentre la produttività di Unione Europea e Stati Uniti è in calo e cede il passo alla Cina, che sta facendo la parte del leone per numero di pubblicazioni. Negli ultimi anni il contributo dell'Italia alla produzione scientifica mondiale è aumentato dal 3,5% al 3,9%, anche se il nostro Paese non ha abbandonato il quarto posto per produttività scientifica in Europa. E' infatti preceduta da Regno Unito (6,9%), Germania (6,0%) e Francia (4,2%). E' aumentata nel frattempo anche la qualità della ricerca italiana, con un indice di citazioni nella letteratura scientifica internazionale che dal 2014 al 2016 è aumentato da 1,20 a 1,51, portandosi al di sopra della media dell'Unione Europea (1,32) e a quella dei singoli Paesi Ue, come Francia (1,35), Germania (1,43), Spagna (1,29) e perfino al di sopra degli Stati Uniti (1,47).