“Come ho sempre fatto in tutta la mia carriera politica resto a disposizione del partito: allo stato attuale non posso non tenere conto delle direttive nazionali che chiedono grande prudenza e di tenere congelate tutte le situazioni a tutti i livelli fino all’assemblea nazionale che si dovrà tenere entro l’11 aprile”. Così il segretario del Pd in Sardegna, Giuseppe Luigi Cucca, ha annunciato le sue intenzioni prima dell’inizio della direzione del partito a Oristano, convocata dopo il flop elettorale alle politiche.

A quel punto, ha aggiunto, “gli organismi a tutti i livelli dovranno assumere tutte le decisioni che dovranno essere assunte”. Il senatore rieletto, come era previsto, non si presenta quindi dimissionario, anche tenendo conto della linea stabilita a livello nazionale dal reggente Maurizio Martina che ha imposto il congelamento delle dimissioni già annunciate da alcuni segretari regionali. I suoi fedelissimi, però, sostengono che se a tutti i costi si vuole la sua testa, allora ne prenderà atto e si dimetterà.

Di certo in Sardegna i rappresentanti dell’area che fa capo a Renato Soru e dell’area Cabras-Fadda (Popolari-riformisti) chiedono un passo indietro al segretario. I primi lo fanno in modo esplicito, dato che i tre membri della segreteria si sono già dimessi. Quanto ai popolari-riformisti, pur invitando il numero uno del Pd a farsi da parte, a tutt’oggi il vicesegretario unico Pietro Morittu con Aldo Pili e Alberta Grudina non si sono dimessi dalla segreteria del partito e sostengono che i tempi dettati dal Nazareno sono troppo stretti per stare dentro il processo “lungo e complesso di riorganizzazione del partito nazionale”. Quindi, occorre avere il “coraggio di scelte anche forti” per rimettere in moto il partito.